Una vietnamita racconta Corridonia

June 12, 2005, 8:58 pm

A MACERATA – Luong Tu Phung

Una bella storia, e soprattutto una bella tesi sull’immigrazione a Corridonia, riportata nei giorni scorsi dal Carlino.
«Posso affermare con certezza che fu nell’ottobre del 1979 che la prima famiglia straniera si stabilì a Corridonia, per il semplice fatto che quella famiglia è la mia. La cittadinanza era incuriosita, aveva voglia di conoscerci, invitarci a pranzo, insegnarci la lingua. Oggi, dopo 25 anni, non siamo più gli unici migranti a Corridonia. Quello che balza agli occhi è che per quasi nessuno degli 873 stranieri attuali ci sia stata la stessa accoglienza riservata alla mia famiglia». E’ questo il nucleo della tesi di laurea in Scienze della Comunicazione (relatore il prof. Nedo Fanelli) di
Luong Tu Phung, vietnamita fuggita dalla guerra in corso nel paese asiatico e nata a bordo di una nave mentre la famiglia si stava trasferendo in Malesia. La sua esperienza di vita è diventata l’oggetto dei suoi studi dedicati al «caso Corridonia», dove ancora risiede, ma ormai da cittadina italiana. Nella sua tesi Luon Th Phung sostiene che mentre dal punto di vista lavorativo gli immigrati non sembrano avere problemi, dal lato della integrazione sociale e culturale siamo ancora agli inizi. Il fatto è che nel giro di pochi anni tante cose sono cambiate. Se fino al 1993 a Corridonia si contavano non più di 50 stranieri residenti, a fine gennaio 2004 erano saliti a 873, il 6.11% del totale della popolazione. Un balzo enorme, anomalo: sia in termini di quantità, sia con riferimento alle nazionalità presenti. E’ vero, a Corridonia ne sono rappresentate almeno 35; ma quella pakistana da sola esprime oltre il 43% del totale (376), seguita dai macedoni (168, circa il 19%), dai marocchini (51), cinesi (49), rumeni (43). Quasi assenti, controtendenza rispetto ad altri Comuni e alla realtà provinciale, gli albanesi. In questa città, in altre parole, «la comunità pakistana, la più numerosa, ha trovato il centro storico praticamente vuoto, ha occupato quindi case e negozi, dando vita ad una comunità nella comunità, un po’ come avviene nelle grandi metropoli, dove ci sono quartieri etnici; ma Corridonia non è una metropoli paragonabile a Londra, Parigi o Amsterdam, non si sente pronta ad accogliere così tanti stranieri». Così è accaduto che la popolazione locale abbia vissuto questa crescente presenza come un rischio di perdere la propria identità e storia. Gli stessi pakistani, del resto (anche sulla scorta della vicenda della moschea, visto che sono in gran parte musulmani) hanno più volte affermato che per l’integrazione occorre tempo: forse quello di più generazioni, considerato il fatto che i figli che pure frequentano le scuole di Corridonia, durante l’intervallo parlano tra loro, come fanno i padri al di fuori dell’orario lavorativo. Certo, la scuola ha attivato iniziative importanti, soprattutto sul fronte linguistico; ma le difficoltà sono tante, come quelle che si verificano nel mese del Ramadan (il nono mese del calendario lunare durante il quale dall’alba al tramonto i musulmani debbono astenersi da ogni attività, cibo, bevande e rapporti sessuali). Un’integrazione difficile, insomma. «Ma restiamo fiduciosi per le prossime generazioni – afferma Luong Tu Phung – perché al di là delle diverse etnie, religioni, culture e costumi, gli 873 stranieri residenti a Corridonia non sono solo un numero, e neppure solo delle braccia di cui le nostre aziende hanno bisogno, ma prima di tutto persone che vivono e lavorano accanto a noi, i cui figli vanno a scuola con i nostri».

IN ITALIA – Don Mario Piantelli

La Chiesa è stata lo sponsor numero uno dell’astensionismo. Anche nel pellegrinaggio Macerata-Loreto di ieri è stato esplicitamente chiesto ai fedeli di non andare a votare. Ma in Italia, un semplice prete di campagna, ha varcato la sogli dell’omelia per invitare i suoi fedeli al voto, tabù rotto soltanto da preti con profilo più bellicoso del suo. Lui si chiama Don Mario Piantelli, ha 52 anni e ha sempre lavorato nelle parrocchie della diocesi di Crema. Da alcuni anni si trova a San Michele, frazione di Rivalta Cremasca. Dopo aver distribuito la comunione ha detto ben chiaro: “Andate a votare”. Cicciotto, come si definisce lui, sembra ed è un curato di campagna. “L’invito all’astensione dei vescovi – ha detto – è qualcosa che mi ha profondamente colpito. Un atto soltanto politico. La Chiesa non dovrebbe creare il dominio delle coscienze, ma la loro crescita. Così invece le chiese si svuotano sempre di più”. La sua ieri non era piena. C’erano 47 fedeli sparsi tra i banchi. Alcuni vengono da fuori perchè le parole nette di questo prete mite stanno richiamando fedeli da altri paesi. Dall’omelia di ieri: “La libertà di coscienza è insita dentro l’idea stessa di Vangelo”.
Io non ero in quella Chiesa, ma come se ci fossi stato mi sono alzato in piedi e ho applaudito.

NEL MONDO – Florence Aubenas

Finalmente libera! La giornalista francese, inviata di Liberation, e il suo interprete iracheno erano stati sequestrati a gennaio.

NEL MONDO DELLO SPORT – Serse Cosmi ed Enrico Preziosi

Li definirei “mister simpatia” e “presidente antipatia”. La “strana coppia” ha riportato il Genoa in serie A dopo 10 anni.

by Matteo Zallocco

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