LA MACERATESITA’

September 7, 2005, 11:32 pm

Direttamente da Milano, dagli studi di Sky… Luca Moriconi racconta Macerata.

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Prima puntata

Flash back: La macchina corre lungo una strada che non conosco. Mio padre cerca di spiegarmi dove ci troviamo. Mastica alcune parole, comprendo solo “Passo” poi capisco “Ginesio”. E’ la strada più veloce da casa nostra, dice. Io non ci faccio caso. Sto guardando fuori dal finestrino, intorno a me c’è uno spettacolo che i miei occhi non possono perdersi. Verde, campagne, pace. L’aria invernale di novembre rende tutto più straordinario. Mi accorgo solo dopo molti minuti di un cartello che dice “Sforzacosta”. Continuo a non capire dove siamo. So solo che dobbiamo fermarci, c’è una fila terribile..penso a un incidente, “no – risponde papà – passa il treno”. Il treno? Ma ci sono ancora i passaggi a livello?! Giro lo sguardo verso destra: davanti a me una collina, tante piccole case che sembrano miniature appoggiate sul verde. Lingue di strada grigia accompagnano i miei occhi in alto: svetta solo una cupola. Capirò solo un mese dopo che quello è il Duomo. Quella volta non potevo lontanamente immaginarlo: in quella città avrei vissuto i momenti più belli della mia vita. Quella città era (ed è) Macerata.

19 anni, un’università da cominciare, una nuova vita da affrontare. Fuori casa, finalmente liberi di fare quello che più piace. Rincasare tardi la notte, fumarsi una sigaretta dopo il caffè stando comodamente seduti a tavola, magiare in orari impossibili. Il mio sogno era Roma: solo lì avrei finalmente realizzato i miei sogni. Dovevo iscrivermi per forza a Scienze della Comunicazione: c’avevo scritto nel dna la parola “giornalismo”, per me quella era la facoltà giusta. Ma a Roma non c’arrivai manco vicino: mi fermai in una città misteriosa per me, cresciuto sempre nell’entroterra fermano. Una città che ogni tanto a casa mia si nominava se non altro perché mia mamma c’aveva studiato (vedi i casi della vita!): Macerata. “Non importa – dicevo io – basta che sto fuori casa!”. Sapevo che poi mi sarei potuto pentire, avrei potuto sentirla stretta quella città. Io cresciuto in un piccolo paesino dal quale volevo scappare. Ma non mi facevo troppe domande: l’entusiasmo di essere solo, lontano da casa anche solo 60 km, faceva di me il ragazzo più felice sulla faccia della terra.
Sono passati 8 anni ormai da quel primo approccio con Macerata,e ancora oggi per me quella città è il più bel mondo nel quale abbia mai vissuto.
Spiegare il perché non è semplice. Nemmeno comprensibile per chi non ha mai passeggiato lungo corso Cavour di notte, avvicinandosi al monumento dei caduti che si staglia maestoso davanti al vecchio stadio. E per chi non ha mai fatto quella strada a ritroso, quando davanti hai quei cancelli che ti aprono la strada per il centro della città. Come non puoi capire Macerata se non hai mai passeggiato in una notte d’estate lungo viale Trieste, e non ti sei fermato a guardare quello spettacolo da cartolina che si apre sotto la vallata, il mare da lontano e le luci del mondo vicino.
Macerata è tutto o niente: un momento ti dà la sensazione di avere il mondo tra le mani, l’altro te lo nega con i suoi silenzi e il suo deserto domenicale. Ma Macerata è anche il caos pomeridiano del sabato, quando la gente si riversa su corso Garibaldi, la confusione giovanile delle sere d’estate in piazza Mazzini, le ansie, le attese, le gioie e anche le delusioni nei grandi palazzoni dell’università.
Macerata sono i maceratesi: grezzi e buzzurri alcuni, straordinariamente cordiali e gentili altri. E’ come il mondo: c’è il bianco e c’è il nero, il negativo e il positivo. Loro, i cittadini, si portano dietro l’appellativo di “pistacoppi”, affibbiatogli dai civitanovesi invidiosi: eppur ne vanno fieri.
Macerata è questo: trovare un murales in via Ancona in cui un giovane ha giustamente scritto “Fieri di essere pistacoppi e non pesciaroli”. Senza nulla togliere ai civitanovesi, per carità, io sono pesciarolo (ma di Porto San Giorgio!), e me ne vanto. Ma la bellezza del maceratese è questa.
Macerata è l’industria che corre, la voglia di sentirsi città, di essere grandi. E’ l’incanto di uno Sferisterio che ha il potere di far riversare in città migliaia di turisti, di sfinire la vita ai residenti costretti a deviazioni assurde durante la stagione lirica, di far accapigliare i politici che vogliono coprire quell’arena e utilizzarla anche d’inverno.
Macerata, dicevo, è il silenzio e la noia domenicale: ma d’inverno tutto questo è giustificato. Perché i pistacoppi sono tutti lì, stipati al Fontescodella a patire, soffrire e lottare per i colori biancorossi della grande Lube. Quella squadra capace di scalare le vette della pallavolo che conta e diventare da squadra di provincia una squadra da Nazionale…e scusate se è poco…anche se manca il tricolore. Ma arriverà, io ne sono sicuro.
Macerata è la città che fa innamorare un marchigiano non maceratese, lo fa sentire a casa sua, gli fa conoscere pistacoppi che sembrano da sempre suoi amici, che non riesce più a mollare nemmeno a 500 km di distanza, nemmeno quando la corona di allora mette la parola “fine” alla sua esperienza in quel paradiso terrestre. E’ la città che fa conoscere i giovani tra loro, li lega, segna il periodo più bello della vita di un uomo: l’università. Già solo per questo Macerata merita rispetto.
Ma la cosa che ti sorprende di più di Macerata è che la magia non si esaurisce solo a Macerata: mi spiego meglio. Vivere a Macerata significa vivere la MACERATESITA’: significa scoprire una provincia, un territorio che regala emozioni in ogni angolo. Sia che tu lo prenda dal mare che dalla montagna. Così ti ritrovi tra Camerino, Bolognola, Ussita, mentre l’inverno pungente butta giù la neve e sai che dietro quelle montagne c’è un’altra regione, un altro mondo. Così come ti ritrovi con il caldo torrido dell’estate a percorrere la pericolosissima strada Regina (che già solo dal nome mi fa venire in mente la mamma di Alien! Giuro che da piccolo non mi drogavo!) per arrivare al Lola o al Babaloo, o anche per scappare una serata al mare, magari ritrovarti a girovagare a Numana, perché tutto ti sembra così a portata di mano.
Macerata sono le serate al Pozzo, considerato il ritrovo degli intellettuali…non ridete, ogni città ne ha uno. Cambia il concetto di intellettuale: diciamo che è un concetto soggettivo!
Ma Macerata sono anche le notti universitarie al vecchio Tartaruga, la “caverna” che per anni ha richiamato tutti gli universitari delle Marche nella città regina delle universitarie (non dimentichiamoci che l’università di Macerata è la più antica delle Marche!). Il giovedì, perché il martedì si passa rigorosamente al Palace , oggi rinominato “Number One”. Ma per me resta il Palace, una delle strutture più belle della città, il vecchio autoparcheggio!
E i sabati? I sabati sono uguali tra loro ma che importa se sei a Macerata? Tutti i sabati notte sono uguali fra loro: in ogni luogo, in ogni città. Perché alla fine da Macerata puoi andare ovunque…e la tua notte può essere ogni volta diversa, da scoprire. La notte silenziosa o rumorosa, fredda o calda…la notte al mitico Sasso…la notte e basta.
Questo è solo l’antipasto…diciamo che la storia continua…

Luca

P.s. Cliccare sulla foto in alto per… scoprire Luca Moriconi. :)

by Matteo Zallocco

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1 Response to “LA MACERATESITA’”



  1. 1 LA MACERATESITA’ -atto II- « Cronache Maceratesi Trackback su 30 maggio 2009 alle 16:07
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