Caccia aperta al tartufo cinese

September 15, 2005, 2:12 pm

Nero, nero liscio, bianco, bianchetto, estivo, invernale, parliamo di tartufi…Tuberi costosissimi e pregiati, e forse proprio per questo oggetto di frodi alimentari. Anche il maceratese ha delle zone vocate come si vede nella cartina e qualche mese fa nella Provincia di Macerata si sono diplomati diverse decine di tartufai abilitati alla raccolta. Dal 1984, anno di prima costituzione della Commissione, in provincia di Macerata hanno ottenuto l’abilitazione alla ricerca e raccolta dei tartufi ben 897 persone. Quest’anno c’era anche una donna tra i 40 tartufai neodiplomati, Anna Margherita Butti di Caldarola.

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Cartina che mostra le zone vocate alla produzione del tartufo Agrimarche.it

Per essere in regola con la legge, il tartufaio deve possedere un tesserino d’idoneità rilasciato dopo aver superato un esame-colloquio che attesti la conoscenza delle norme nazionali e regionali che regolano la ricerca, la raccolta e il commercio dei tartufi freschi, nonché delle varie specie, dei periodi e delle modalità di raccolta. Lo sanno gli stessi tartufai, gli addetti ai lavori e i consumatori piu’ attenti, i tartufi sono spesso oggetto di frodi e quelli che si trovano in vendita non sono sempre di casa nostra e di questo vogliamo parlare. I tartufi viaggiano da Pechino a Parigi, poi attraversano le Alpi fino al mercato italiano, finiscono macinati e mescolati nelle salse e nei cibi precotti, dove diventa impossibile riconoscerli. I tir carichi di merce arrivano non solo dalla Francia ma anche dall’ex Jugoslavia e addirittura dalla Nuova Zelanda. Secondo i dati Istat, dal ’94 al ’96 sono arrivati in Italia 11mila chili di tuberi asiatici. Non è sempre facile accorgersi delle frodi, per profumare i tuberi meno pregiati si usano gas sintetici che costano poche lire al litro. Accade inoltre che tartufi neri immaturi sbiancati, aromatizzati artificialmente vengano venduti come tartufi bianchi pregiati. Allo scopo di tutelare i prodotti marchigiani, è in vigore da un paio di anni una legge regionale che vieta la denominazione “tartufo” delle specie non presenti spontaneamente nei nostri boschi e vieta l’uso della parola “tartufo” ed ogni immagine o dicitura che richiami il tartufo nel caso di prodotti contenenti aromi artificiali che simulano alcuni profumi tipici del prezioso tubero. Sebbene la Regione non abbia il potere di vietare la commercializzazione di un aroma artificiale regolarmente autorizzato a livello nazionale nel settore alimentare, nelle fiere marchigiane del tartufo, sarà vietata la vendita degli olii aromatizzati al tartufo, poiché a questo prodotto l’aroma del tartufo viene conferito esclusivamente con l’aggiunta di aromi artificiali, senza venire a contatto in alcun modo con il tubero.
Buono a sapersi e la prossima volta che siete per sagre e mercatini.. occhio alle etichette.
Intanto allenatevi a riconoscere i vari tipi di tartufi. Image

by giovi

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Giovi, Matteo Zallocco

CM Photo Album

Piscina,agriturismo il Frutteto

gianna e silvia

da Montalto (MC)

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