Tra gli scaffali e le mani in pasta

December 22, 2005, 10:22 am

Con la lista della spesa entro al supermercato. Mi aggiro tra gli scaffali. Settore succhi di frutta in cerca di succo d’arancia per preparare un aperitivo. Quale scelgo? Mi sarebbe piaciuto sapere quali sono i marchi in cui è stato trovato l’ITX a livelli maggiori. ITX, l’inchiostro della Tetrapak, chi non ne ha sentito parlare?. Mentre guardo le varie confezioni, penso che è un nostro diritto essere informati ma evidentemente non la pensa così l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare che nel documento ufficiale ci ha informato che è vero, l’ITX non migra solo se a contatto con liquidi che contengono grassi come il latte. Lo hanno trovato anche in succhi di pomodoro e in prodotti “torbidi”quali il succo d’arancia. Potrei prendere le confezioni da un litro, ho letto che la dimensione della confezione sembra avere un ruolo in quanto i livelli rilevati di ITX nei cartoni più piccoli erano più elevati dei valori riportati nei cartoni più grandi. Dati forniti all’EFSA dall’industria. Ci ripenso, almeno per oggi, niente succo d’arancia.
Il panettone o il pandoro? Non è Natale se non ne compro almeno uno. E se fosse stato preparato con gli ovoprodotti fabbricati con le uova marce? Anche nelle Marche hanno trovato un imprenditore disonesto che aveva pensato bene di entrare nel giro. Un imprenditore di Matelica, proprietario di un incubatoio. Sembra che l’uomo non smaltisse nelle discariche la percentuale di uova malate, infestate dai parassiti, com’è normale che succeda in una grande produzione. Minimizzando i difetti del prodotto, invece, le avrebbe rivendute ad alcune industrie alimentari che utilizzano le uova per preparare ovoprodotti ampiamente usati per la preparazione di dolci, gelati e prodotti da forno. Il materiale sebbene infestato da parassiti, veniva centrifugato, pastorizzato e mescolato con prodotti chimici per eliminare i cattivi odori e diminuire la carica batterica. Si è scoperto che il giro di affari delle uova marce era molto ampio e che erano numerosi gli imprenditori che avevano l’abitudine di rifilare prodotti avariati in Italia e all’estero.
Deciso. Quest’anno il pandoro da portare a casa di amici e parenti, lo preparo in casa. In fondo non ho mai usato quello stampo per dolci che mi hanno regalato qualche anno fa. E poi di dolci natalizi della tradizione ce ne sono molti. Torno a casa, ritrovo il libro di ricette della nonna. E se preparassi il frustengo, dolce tipico maceratese? Leggo che si preparava in origine con ossa e sangue di maiale. Dove li trovo a quest’ora gli ingredienti? Però ne esistono diverse varianti con fichi secchi, pinoli, mandorle e sapa. Oppure potrei preparare i caciuni di Cingoli. E se provassi a fare i piconi? Mi stavo quasi dimenticando i cavallucci di Apiro.
Mi ritrovo in pochi minuti con le mani in pasta. Niente correttori di acidità, emulsionanti, antiossidanti, grasso butirrico e aromi artificiali. Solo uova fresche e non ovoprodotti, zucchero, latte fresco, farina, burro,lievito e frutta secca.

by giovi

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1 Response to “Tra gli scaffali e le mani in pasta”



  1. 1 Con le mani in pasta « NotOnlyCurriculumVitae Trackback su 2 gennaio 2012 alle 18:49
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