Visso e la terra delle guaite

April 10, 2006, 12:01 am

Benvenuti in questo ambiente dai forti sapori che ha visto passare il turbine del tempo e delle vicende senza scomporsi. Sono luoghi che danno il senso dell’eternità”. (Vittorio Vitalini Sacconi)

Daniele De Felice continua a guidarci tra i comuni maceratesi. Dopo Cessapalombo e Muccia, la meta di oggi è Visso, un centro montano delle Marche al confine con l’Umbria, situato nella Valnerina, sul versante occidentale dell’Appennino. Il Comune, costituito attorno al 1250, appartenendo all’epoca al Ducato di Spoleto, era diviso in cinque distretti o Guaite: Guaita Plebis (Visso),Guaita Uxitae (Ussita),Guaita Montea (Castelsantangelo), Guaita Pagese (Macereto e Cupi), Guaita Villae (Villa S: Antonio). Le Guaite, pur facendo parte del più ampio territorio comunale, fruivano di autonomia amministrativa, di un proprio ordinamento militare e di una rappresentanza propria che si esplicava attraverso il Consiglio dei “Massari” i cui atti venivano legalizzati dal Cancelliere Castellano”, rappresentante del Comune. Questo tipo di organizzazione sociale determinò attraverso i vari secoli frequenti motivi di contrasto tra le Guaite, causati per lo più dall’imposizione di onerose gabelle a carico delle Guaite ed a vantaggio del Capoluogo; contrasti che furono all’origine di aspre lotte e ribellioni, da parte in particolare delle Guaite di Ussita e di Castelsantangelo, che alimentarono con il passar del tempo una crescente aspirazione alla separazione ed all’indipendenza comunale da parte di quest’ultime. Da diversi anni in ricordo della suddivisione in guaite del territorio, si svolge un torneo a Visso, la manifestazione inizia alla fine di luglio e termina la prima domenica d’agosto con gare di tiro con l’arco

Visso, definita la “perla” dei monti Sibillini, è sede del Parco Nazionale ed è stata inserita nell’elenco dei borghi piu’ belli d’Italia. Il passato ricco di storia è testimoniato dalle imponenti mura, dai balconcini medievali, dalle case e torri, Numerosi i palazzi gentilizi rinascimentali, i portali in pietra arricchiti da motti latini e stemmi di famiglia. Lo studioso dell’arte Andrè Chastel, scrisse di Visso che “nella costruzione scenografica delle piazze e delle città il genio italico non ha avuto rivali”. Tra i luoghi da visitare c’è la Piazza dei Martiri Vissani, delimitata da eleganti palazzetti quattro-cinquecenteschi e caratterizzata da due strutture architettoniche: la Collegiata di Santa Maria e la Chiesa di Sant’Agostino.

La Chiesa di Sant’Agostino (XIV secolo) ha una facciata a tre cuspidi con portale e rosone; oggi sconsacrata, è sede del Museo che raccoglie opere di pittura, scultura lignea e artigianato artistico dal XII al XVIII secolo provenienti in gran parte dalle chiese del territorio vissano. Vi sono anche custoditi sei “idilli” manoscritti di Giacomo Leopardi. La raccolta comprende: L’Infinito, La Sera del giorno festivo, La Ricordanza o Alla Luna, Il Sogno, Lo Spavento notturno, La Vita Solitaria; cinque sonetti in Persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio; l’Epistola al conte Carlo Pepoli; la prefazione alla seconda edizione del Commento alle rime del Petrarca e quattordici lettere indirizzate agli Stella di Milano tra il 1825 e il 1831, alcune da Recanati altre da Bologna.

L’iInfinito, uno dei manoscritti di Giacomo Leopardi custoditi nel Museo di Visso.

La Collegiata di Santa Maria, in stile romano-gotico risale, nel suo impianto originario, al XII secolo. E’ sovrastata da un elegante campanile a bifore e trifore e abbellita da una facciata con un portale trecentesco finemente lavorato, recante ai lati due fieri leoni. La lunetta racchiude un pregevole affresco quattrocentesco raffigurante l’Annunciazione e attribuito a Paolo da Visso. Tra gli edifici di pregio, il Palazzo dei priori (ora Palazzo Comunale), quello dei Governatori e il Palazzo del Divino Amore (oggi sede del Parco Nazionale dei Monti Sibillini).Fuori dal paese merita una visita il Santuario di Macereto, a 1000 metri di altitudine sull’omonimo altopiano dominato dal Monte Bove. Edificato su modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano tra il 1528 e il 1538 intorno ad una più modesta cappella del XIV secolo, sorta per custodire una statua della madonna dalle virtù miracolose, la chiesa si presenta con tre avancorpi su cui si aprono tre portali riccamente scolpiti, impreziositi da bassorilievi e colonnine con capitelli corinzi sui quali poggia una cornice con il timpano triangolare. La tradizione narra che il 12 agosto del 1359 i muli che trasportavano la statua, giunti nel luogo dove sorge ora il santuario, si bloccarono e non vollero più proseguire. La costruzione in pietra fu portata a termine nel 1558 da maestri anch’essi provenienti da Lugano. A ricordo della suddivisione in guaite, a fianco del santuario sorge il palazzo delle Guaite edificato tra il 1571 e il 1583 e racchiuso, insieme al Santuario, in un recinto di mura con un portico interno che serviva come rifugio per i pellegrini e gli animali. E dopo aver visitato il centro, i luoghi di culto e i musei, non fatevi mancare una visita ai negozi di enogastronomia del centro di Visso.

by giovi

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1 Response to “Visso e la terra delle guaite”



  1. 1 A Caldarola: la terra dei castelli « Cronache Maceratesi Archives Trackback su 3 giugno 2009 alle 15:45
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