Archivio per maggio 2006

Erboristeria Made in Macerata

May 25, 2006, 4:17 pm

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A me è sempre piaciuto il giardinaggio, piantare, svasare, fare talee, coltivare, zappettare. I miei lo sanno, se in vacanza c’è l’opportunità di visitare un orto botanico, un giardino di erbe aromatiche e officinali, io mi fermo e magari se c’è anche la distilleria di oli essenziali, non mi faccio perdere l’occasione di fare una visita. Camminare in mezzo ad un giardino di piante officinali in fiore è un’ esperienza da fare e che consiglio a tutti, si è colpiti dai colori e dai profumi emanati delle varie erbe e dai fiori come è capitato a me qualche anno fa in alto Adige dove ho visitato sia il giardino dell’azienda Bergila sia la distilleria di oli essenziali. Proprio oggi ho visto sul loro sito che saranno presenti a Herbaria, un motivo in più per visitare la manifestazione che si svolgerà all’Abbadia di Fiastra e di cui abbiamo parlato una settimana fa. La passione per il giardinaggio mi ha portato ad arricchire la mia biblioteca di diversi manuali in cui documentarmi non solo su aspetti botanici e agronomici, ma anche sull’impiego di alcune erbe aromatiche e officinali sia in cucina sia in fitoterapia. Ho letto così con interesse del progetto della Coldiretti maceratese di costruire una filiera erboristica in provincia di Macerata. L’idea è scaturita dal progetto Sviluppo delle superfici coltivate a cereali minori, leguminose minori e piante officinali nel Maceratese realizzato nell’ambito di una legge regionale. L’obiettivo ambizioso del progetto della Coldiretti provinciale è la costruzione di una filiera “dal campo al bancone” che garantisca l’origine maceratese di tisane, cosmetici, oli essenziali e di tutti quei prodotti che si trovano oggi nei negozi specializzati del territorio. A tale scopo alcune imprese agricole maceratesi hanno seminato numerosi ettari a menta, melissa, timo, salvia, coriandolo e origano. Altre stanno sperimentando la coltivazione dello psillio, malva, passiflora. I semi e altri prodotti saranno poi avviati alla lavorazione presso altre aziende locali o di altre regioni. Le proprietà medicamentose delle piante selezionate per la coltivazione sono note fin dall’antichità. Tra le studiose degli effetti salutistici delle erbe officinali, mi piace ricordare Hildegrad von Bingen, una delle figure femminili più note del Medioevo, badessa che si occupò a lungo di medicina naturale e descrisse nel suo libro Physica più di 175 erbe aromatiche e spezie molto accuratamente con alcune ricette.

La malva è una pianta di cui si conoscono le proprietà rinfrescanti ed emollienti. Le foglie possono essere impiegate in vari modi, per preparare fumenti, cataplasmi ed è consigliata nelle forme catarrali e bronchiali. Le foglie tenere, si possono aggiungere anche alle insalate e in Veneto si adoperano anche per fare una minestra insieme ad altre erbe. Il timo può essere usato oltre che in fitoterapia, per le sue proprietà digestive, anche per insaporire pietanze e aromatizzare l’aceto. Piccoli sacchetti di timo appesi vicino al letto sono considerati un rimedio contro la tosse. Della menta, pianta utilizzata fin dall’antichità, esistono diverse specie: la menta piperita, la mentuccia, la menta romana e il mentaccio. Si utilizzano le foglie, che vengono raccolte a Giugno, e le sommità fiorite, in Luglio e Agosto. La menta è apprezzata per l’uso in cucina e viene usata anche per tisane, per aromatizzare te e altre bevande. Il principio attivo più conosciuto è il mentolo che ha proprietà antisettiche. L’origano era noto fin dai tempi dei romani che lo utilizzavano in cucina, in seguito venne utilizzato prevalentemente nel meridione e la sua diffusione al nord coincise con la diffusione della pizza. Studi recenti hanno evidenziato la presenza di numerosi composti antiossidanti negli oli estratti dall’origano. Anche la passiflora originaria del Perù e del Brasile, possiede numerosi costituenti chimici di interesse farmacologico. La melissa è stata molto studiata e come le altre erbe officinali trova vari impieghi. Con i fiori si può preparare un liquore da consumare in casa o da preparare come regalo. Eccolo: Liquore di melissa: una manciata di fiori di melissa, 350g di zucchero, 1 l di kirsch. Versare i fiori di melissa nella bottiglia e il liquore. Lasciare in infusione per 24 ore, filtrare il liquido, aggiungere lo zucchero e mettere al sole per due giorni, poi potete imbottigliare.

Ognuna delle piante officinali scelta per essere coltivata nelle varie aziende maceratesi, si presenta quindi particolarmente interessante per le numerose proprietà e impieghi in fitoterapia. Arrivano tisane, decotti, infusi e cosmetici “made in Macerata”? E’ presto per dire se ci sarà un futuro, bisognerà valutare gli aspetti economici alla fine del primo anno di sperimentazione, ma il progetto della Coldiretti maceratese è di certo interessante. In un periodo di profondi cambiamenti all’interno del settore, la diversificazione delle produzioni può essere di aiuto per le aziende soprattutto in relazione alle difficoltà in cui versano alcune colture tradizionali.

Fonti e immagini: Yerbas Medicinales Argentinas. Editor Angel Antonio Saggese, 10ma edición, Rosario, (1959); Erbe medicinali Ursula Calis (1999), Kompass Editore; Hildegrad von Bingen Ricette per il corpo e per l’anima, di Eve Landis (2000), Guido Tommaso Editore.

by giovi

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Il divertimento a Macerata, la ricetta dell’assessore

May 23, 2006, 10:18 pm

Nuova inchiesta, vecchi risultati. L’ampio servizio che abbiamo
pubblicato giovedì sul Carlino ha dimostrato come i giovani non siano soddisfatti di
quello che offre Macerata in termini di divertimento. Le iniziative
culturali non mancano, soprattutto durante il periodo estivo, ma in molti
hanno sottolineato la mancanza di un grande locale, che magari potrebbe
essere utilizzato per la musica live. «A Macerata non c’è niente del
genere», hanno detto in molti.
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Massimiliano Bianchini, assessore comunale alla cultura, è la solita musica?
«Sì, ma sentire le varie opinioni e le proposte può solo che fare bene. Noi
cerchiamo di fare il massimo, ma gli ostacoli non mancano».
E quali sarebbero?
«I cittadini residenti nel centro storico si lamentano per gli eccessivi
rumori e spesso hanno anche presentato degli esposti, che hanno costretto a
chiudere locali come la Nina o il Caffè degli artisti. E anche altri posti,
come il Terminal, hanno sempre avuto grandi difficoltà».
E secondo lei questo atteggiamento dei residenti è sbagliato?
«Non sempre. In alcune zone della città, come in via Garibaldi e dintorni,
hanno pure ragione perché si sono verificati anche degli episodi incresciosi
da parte degli universitari che in certi casi si dovrebbero comportare
meglio. Il giovedì notte nella zona di via Garibadli dormire è praticamente
impossibile».
Ma negli altri casi?
«Per me ci vorrebbe più tolleranza da parte dei residenti e soprattutto
l’attuale legge in Italia a mio parere è troppo rigida e spero venga
cambiata. Troppi locali sono costretti a chiudere dinanzi agli esposti dei
cittadini. Bisognerebbe cercare di venirsi incontro da ambo le parti».
Quindi Macerata non è un’eccezione…
«Non credo proprio. Ma è presente una realtà controversa: in centro devono
convivere tanti universitari ma anche tanti anziani. Ricordo che la nostra è
una delle province con la media età più alta in tutta Italia e noi dobbiamo
stare attenti alle esigenze di tutti».
D’accordo sulla mancanza di un locale per la musica live?
«Sì, ma in centro è molto difficile individuare un posto adatto».
Ha qualche idea?
«Sto pensando di destinare un luogo solo per gli spettacoli. Piazza Mazzini
e piazza della Libertà possono essere la soluzione giusta».
E intanto l’estate è alle porte…
«Sarà una stagione ricca di avvenimenti con grandi concerti allo
Sferisterio».

by Matteo Zallocco

Il primo, storico scudetto della Lube

May 22, 2006, 11:59 pm

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Domenica 21 maggio 2006, ore 19.53, Renaud Herpe mette a terra il punto partita e la Lube Banca Marche Macerata si laurea campione d’Italia per la prima volta. All’appuntamento con la storia hanno risposto presente 10.323 spettatori. Un grandissimo pubblico che ha fatto da splendida cornice al quadro più bello dipinto dalla pallavolo nelle Marche. E questa è la festa di tutta una regione che ha seguito con grande calore e grande passione la squadra biancorossa. Una squadra itinerante, che dopo i dolori degli anni passati ad Ancona, dell’anno scorso a Jesi e di quest’anno ad Osimo, ha trovato il suo Palas-portafortuna a Pesaro. E così la città di Macerata si è persa la più grande festa nella storia del suo sport. Non se la sono comunque persa tanti, tantissimi maceratesi che, dalle 20 hanno letteralmente invaso il mondoflex del Bpa Palas per portare in trionfo i propri beniamini sulle note di “We are the champions”. “Un attimo di silenzio – ha gridato lo speaker – c’è un annuncio che aspettavamo da una vita: la Lube Banca Marche è campione d’Italia”. E le bandiere tricolori sventolano in ogni angolo del palazzetto quando capitan Miljikovic (ancora una volta strepitoso) alza al cielo il trofeo più ambito.
L’astronave del Bpa Palas era decollata alle 18.25 con la battuta di Angel Dennis. Il grido “Lube. Lube” era già forte più di mezz’ora prima dell’inizio. Poco dopo dalle oltre 10.000 poltroncine blu di un palazzetto grande almeno il triplo di quello di Macerata si alzano tutti in piedi per l’inno nazionale, e tra il pubblico spuntano le prime bandiere tricolori. Tricolori anche i mini palloni che i giocatori lanciano al pubblico prima di aprire le danze. L’antipasto di un regalo molto più grande.

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Diecimila persone in delirio quando, nel primo set, Herpe regala alla Lube il punto del 25-21. dopo che Fei e Cisolla, travolti da un mare di fischi, mandano a rete i loro servizi. Bella anche la cornice degli striscioni: da “Lube sorprendici” a “Comunque vincenti”, da “Daje Ivan, fajele Sintì-ni” all’ennesimo striscione dedicato al sindaco di Macerata: “Bisogna essere Meschini per non esserci”. Da “Che m’importa della Juve io gioisco per la Lube” al toccante “Lube, 13 stelle in campo e una in cielo”, in ricordo di Arki Golas, il 24enne centrale polacco morto lo scorso settembre in un incidente stradale in Austria, proprio nel suo primo viaggio alla volta di Macerata. La quattordicesima stella che dal cielo ha guidato la Lube alla conquista del suo primo scudetto. In panchina, invece, l’ha guidata Fefè De Giorgi, che ha fatto subito centro al suo primo anno maceratese. E alla fine i giocatori della Lube lo hanno portato in trionfo mentre le diecimila voci del Bpa Palas cantavano “Siamo noi, siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi”. Macerata ha battuto la “corazzata” Treviso. Macerata è sul tetto d’Italia. Macerata ha realizzato un suo grande sogno.

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Grazie ragazzi!

by Matteo Zallocco

Il prato nel piatto

May 18, 2006, 12:01 am

……l’insalata non è bella, se non c’è la pimpinella..

Negli ultimi anni è diventata una attività da proporre ai turisti e sono diverse le proposte di weekend da passare tra i campi e le siepi alla ricerca di erbe dimenticate, a volte un po’ amare e dai sapori a cui non siamo più molto abituati perché le insalate che acquistiamo hanno perduto il loro sapore. Offerte turistiche quindi come occasione per riscoprire il territorio e le sue risorse ma quello di andare in giro per i campi alla ricerca di erbe da cucinare era normale fino a qualche decennio fa e molti contadini e appassionati lo praticano tutt’ora. Un ruolo, quello della ricerca delle erbe, che nella civiltà contadina, era affidata alla donna, esperta conoscitrice delle varie specie da impiegare per i loro ruoli medicamentosi o per la cucina. Le erbe erano il mangiare della sera ma potevano servire anche per colazione la mattina cotte o crude, a seconda della specie. Gli appassionati di erbe e dei loro molteplici impieghi, hanno una occasione a cui non mancare nel prossimo fine settimana. Si tratta di Herbaria, la manifestazione a carattere nazionale promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata che si svolgerà all’interno della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. Gli organizzatori hanno pensato di inserire tra le attività didattiche anche La via delle erbe, una opportunità per i giovani studenti di svolgere una escursione alla ricerca di erbe dimenticate nel parco dei Sibillini. Gustosa si preannuncia anche l’offerta dei ristoranti che in occasione di Herbaria, proporranno menù con erbe come protagoniste. Tra i piatti proposti: Frittatine in trippa alle erbe aromatiche, Insalata di mesticanza e calendula, Pizza con borragine e ricotta stagionata, Panna cotta ai fiori d’acacia, frittate all’ortica.

Sono molte infatti le erbe che trovano impiego in cucina. La primavera è la stagione piu’ propizia ma anche l‘offerta delle altre stagioni non è avara. La pimpinella, i caccacialepri, grespigni, spaccasassi, ortiche, sono alcuni dei nomi di erbe che si raccoglievano e che finivano in frittate, sughi o nella più semplice “mistiganza”. Oggi sono soprattutto una curiosità. Conoscete l’erba cupa? Il suo nome scientifico è Scabiosa arvensis, era una pianta medicinale usatissima per curare le affezioni polmonari e la scabbia, da cui il nome. Più noti sono gli strigoli o cavoli delle comare (Silene vulgaris), si raccolgono un po’ ovunque nelle Marche e si usano per frittate, tortelli o crudi in insalata. Nei Sibillini dove sono noti con il termine di facole o spizzoli erano un cibo rituale per l’Ascensione. Non dimentichiamoci dei germogli del luppolo dal gusto amaro. Ottime per le frittate sono le vitalbe. La papacciola(Raphanus raphanistrum) o rapastrello si ripassa in padella insieme a patate, aromatizzando con aglio, rosmarino e pepe. Altra erba spontanea commestibile è l’erba della Madonna, molto aromatica e profumata, in dialetto maceratese è chiamata “erbabona“. I “casciomaci” (Bunium bulbum castanum), sono una apiacea un tempo infestante dei seminativi di montagna e crescono spontanei con l’orzo. Il piccolo bulbo una volta cotto ha il sapore della castagna. Le donne dell’alto maceratese ci facevano una specie di castagnaccio che condito con il miele si mangiava a spicchi tra Visso e Ussita. Altra erba spontanea commestibile è la borragine che cresce lungo i bordi delle strade, tra le siepi in campagna, tra i ruderi. La borragine ha fiorellini azzurri a forma di stella e si possono usare per cucinare diversi piatti o per preparare semplicemente delle frittate. Per quest’ultimo impiego, nel maceratese è detta l’erba dell’oe. Commestibile è anche il tarassaco, conosciuto con il nome volgare di “cicoria matta”. Può essere lessato e condito con succo di limone o arricchire la classica “mistiganza” con altre erbe di campo. Un tempo, nel maceratese,dalle radici torrefatte si ricavava un surrogato del caffè. Molti dei fiori di cui abbiamo parlato, un tempo si raccoglievano la notte di San Giovanni, la notte delle erbe e della magia….

by giovi

A Caldarola: la terra dei castelli

May 13, 2006, 5:52 pm


Prosegue il nostro viaggio nell’entroterra maceratese, ancora guidati dal giovane Daniele di Massaprofoglio. Dopo Muccia, Cessapalombo e Visso, stavolta facciamo tappa a Caldarola, dialettalmente detta “Callarola“. Il comune deve il suo nome con molta probabilità, al termine latino calidarium con il quale si indicava la stanza con la vasca di acqua calda delle terme, la zona sarebbe stata infatti ricca di acque solfuree che un tempo sgorgavano da colle Garufo o Carufo. Altri studiosi ritengono che il nome derivi da “caldaia”, in riferimento alla conformazione del suolo nel senso di “conca“, “avvallamento“.
La tradizione locale fa risalire le origini del paese al IV secolo d.C., quando un gruppo di cristiani, sfuggiti alle persecuzioni, giunto sul Colle del Cuculo edificò un primitivo centro urbano. La presenza nel circondario di Caldarola di alcuni castelli e borghi medioevali giustifica la scritta, posta all’ingresso della città: “Caldarola, terra di castelli”. Mura merlate e alte torri segnalano la parte più alta del suo centro storico. La storia di Caldarola è ricca di eventi e di personaggi illustri. Dopo l’anno 1000, il territorio appartenne prima a Matilde di Canossa, poi al Papato, ai marchesi d’Este e ai Varano finché, agli inizi del ‘400, non conquistò l’indipendenza. Ma il periodo di maggior splendore venne alla fine del ‘500, ad opera del cardinale Evangelista Pallotta, che rifondò l’impianto urbanistico della città, fece costruire Palazzo Pallotta, la contigua Collegiata di San Martino, la chiesa di San Gregorio, il Palazzo dei Priori e quello dei Podestà; inoltre ingrandì e abbellì il castello di famiglia. Da modesto castrum medioevale, Caldarola divenne una spaziosa cittadina rinascimentale. La diretta soggezione alla Chiesa del comune di Caldarola perdurò fino al 1799, anno in cui il dominio pontificio fu abbattuto dalla Rivoluzione francese. Terminata la parentesi napoleonica il paese ritornò allo stato Pontificio fino al 1861, anno in cui la terra marchigiana venne annessa al Regno d’Italia. Il territorio di Caldarola è sicuramente uno tra più significativi ed importanti della provincia maceratese per la sua ricchezza di luoghi e di storia. Cosa visitare giunti a Caldarola? seguiteci. Iniziamo dal Castello Pallotta, una data vicina per visitare il centro potrebbe essere domenica 21 maggio in occasione del Calendimaggio.

Il castello Pallotta a Caldarola

Il castello dà un volto inconfondibile a tutto il paese. Esso appare per la prima volta in un documento dell’anno 875 con il quale l’imperatore Ludovico II lo assegnava al monastero abruzzese di San Clemente. Una modifica radicale la subì verso la fine del ‘500 quando il cardinale Evangelista Pallotta lo trasformò in dimora estiva. Le visite più onorifiche al castello furono quelle di papa Clemente VIII nel 1598, del cardinale Casimiro futuro re di Polonia nel 1644 e di Cristina di Svezia nel 1666 che vi soggiornò, in una sosta durante il viaggio per recarsi al santuario di Loreto (AN). Nel castello, posto alle falde del monte Colcù, si entra attraverso Porta Camerte chiusa da un massiccio portone. Superato il primo cortile, ci si trova in un atrio piuttosto buio; a sinistra in un grazioso vestibolo, si può ammirare un affresco datato 1485 attribuito da alcuni a Nobile da Lucca e da altri a Lorenzo D’Alessandro. A destra invece, resti di mura facenti parte della primitiva struttura. Nel castello si possono visitare diversi ambienti come la sala delle carrozze, delle sellerie (con abiti da cocchiere, livree, vesti cardinalizie) e delle armi. In questa sala, in bella evidenza, vi è la tela raffigurante la battaglia di Brindisi del 1296 durante la quale si distinse Guglielmo Pallotta che difese il ponte contro i francesi usando quale arma un flagello a palle snodate che darà poi l’idea per lo stemma della famiglia.

Attraverso il ponte levatoio si entra nel parco dove giganteggia un pino che è tra i più vecchi della regione e che fu fatto piantare nel 1598 a ricordo della visita di papa Clemente VIII. Discendendo per ombrosi tornanti, si raggiunge Porta Orientale con relativa casa di guardia. Ritornati nell’atrio, una scala porta alle sale del piano nobile; gli stemmi affrescati lungo le pareti si riferiscono alle città delle quali la famiglia Pallotta ebbe diplomi di cittadinanza e patriziati. Dirigendosi verso destra si va nella sala da pranzo nella quale è conservata una ricca collezione di ceramiche del ‘700 e cristalli di Boemia. Attraverso uno stretto corridoio si passa nella cucina dove sono custoditi piatti, utensili, vasellame.

All’interno delle sale si possono ammirare gli stemmi delle famiglie dalle quali provenivano le spose di casa Pallotta. Tra gli altri spicca quello di Margherita d’Aquino, nipote di San Tommaso, che nel 1281 andò sposa a Guglielmo Pallotta. L’ampio salone della bliblioteca ha il soffitto a cassettoni lignei ed è ornato da un grande camino e da quattro portali in pietra gessata sui quali sono riportati gli stemmi di famiglia. Adiacente a questo salone vi è una cappellina con arredi sacri d’epoca. Attraverso la sala degli ospiti ed il salotto giallo, si passa nella camera da letto dove fa bella mostra di sè un “trumeau” francese del 1600. Le decorazioni di queste sale sono dei de Magistris, artisti nati a Caldarola. Verso la metà del secolo scorso il conte Giuseppe fece costruire, con gusto rinascimentale, un cortile nel quale sopra ad un muretto posto al termine di una scalinata poggiano i busti di Dante, Petrarca, Tasso, Ariosto. Da qui si sale verso il cassero (un tempo raggiungibile anche a mezzo di un passaggio sotterraneo) che è la parte più imponente di tutto il complesso castellare, con la torre che raggiunge i 22 metri di altezza.

Castello di Croce

La fortificazione del Castello di Croce è “varanesca” e difendeva il lato Sud ed Est del colle. La cortina di levante e’ la più gigantesca dei castelli della zona. Al centro si trova la porta d’ingresso ad arco acuto che immette in un cortiletto con cisterna. La parte a sud e’ occupata dalla chiesa, forse ricavata posteriormente.La chiesa ha soffitto a capriate e cinque altari in legno dorato con colonne che incorniciano le tele. Tra il ‘400 ed il ‘500 si riempi’ di suppellettili di gran gusto.Nobile da Lucca lascio’ qui il grosso del suo repertorio tra cui la Tavola dell’altare maggiore raffigurante la Vergine in trono con Bambino e Santi, due pannelli alle pareti con Santi;la Pietà’ a forma di lunetta. Andrea De Magistris affresco’ la Santa Lucia nella nicchia di sinistra e la Madre con Bambino nella parete di fondo. Simone De Magistris dipinse i santi Antonio e Venanzio, a sinistra del presbiterio, mentre gli affreschi nelle nicchie sono attribuiti a Federico De Magistris. Annibale Mancini ai primi del ‘600 firmo’ la tela con la Vergine e Santi, sotto la cantoria. Nella sacrestia e’ conservato un ciborio a muro che poteva far parte della cappellina castellare. Di notevole interesse il Cristo Morto (m. 1,20) del 1400, posto sotto l’altare, ed il rude e maestoso Sant’Antonio Abate.

Altri luoghi che meritano una sosta a Caldarola sono la Collegiata di San Martino inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V che la elevò a collegiata insigne e il Santuario di Maria SS.del Monte un’ opera voluta dal popolo stesso. Di loro, di altri monumenti e opere d’arte da visitare nei dintorni di Caldarola, parleremo la prossima volta.

Fonte: Caldarola.sinp.net

by giovi

Bumba AtomiKa: è casting time!

May 12, 2006, 10:37 am

Di Bumba Atomika, il progetto del lungometraggio del regista recanatese Michele Sensini, abbiamo già parlato. Michele ci ha informato che sono state fissate le prime due date dei casting per trovare gli attori del film. Le prime due sessioni saranno nelle Marche, terreno naturale del film, e saranno precisamente effettuate a Falconara Marittima e a Recanati. Per chi fosse interessato le date sono queste:

-Falconara Marittima (AN), Giovedì 18/05/2006 – ore 15:00/20:00 presso il Cinema Sport (via Marsala 23, tel 071914060)

-Recanati (MC) Sabato 20/05/2006 – ore 15:00/20:00 : Recanati (MC) – Salone del Popolo (Corso Persiani).

Per gli interessati, altri dettagli sul sito di Bumba Atomika.Nell’immagine il personaggio Camillo, uno dei protagonisti della storia.Vuoi leggerla?

Il lungometraggio, tratto da una sceneggiatura originale di Senesi Michele, rappresenta la prima produzione ufficiale nel campo del lungometraggio della sua casa di produzione PALONEROfilm.

La storia si svolge all’inizio del nuovo secolo non ben precisato. Siamo in una cittadina di collina poco distante dal mare, della provincia marchigiana. Al mare non ci sono ancora turisti o se ne sono appena andati, il che colloca il film o verso il mese di maggio o circa a settembre inoltrato.Protagonisti sono quattro (im)probabili studenti dei primi anni di università: Luca,Camillo, Cin Cin e Berna. Luca è la mente pensante del gruppo e voce narrante del film, appassionato di serial killer. Un tempo frequentava un altro gruppo ma dopo una rapina finita male ha perso tutti i compagni. Solo uno rimane, Camillo, e sta per uscire di prigione. Camillo è il meno equilibrato del gruppo, persona passionale e fatta di contrasti, violento, vive con una vecchia, ricca, zia. Il nuovo gruppo riformato da Luca pronto per andare a recuperare in prigione Camillo, annovera altri due membri, Berna e Cin Cin. Berna (Bernadette Bathory) è l’unica donna dei quattro, sociopatica, appassionata di informatica ed elettronica, trascorre la sua vita tra internet e videogiochi. Cin Cin è figlio di una ricca famiglia locale in continua crisi tra il frequentare gli altri tre e seguire una strada più umana indicatagli dalla sorella a cui è molto legato. Unica passione e ragione di vita dei quattro è l’alcool. Non si tratta di una tensione sregolata alla sballo tout court, ma di una ricerca sistematica e certosina dell’abuso anormale di raffinate marche di vini e liquori fino al totale svuotamento dei portafogli. Una volta al verde sorge il loro più grosso problema e conflitto, ossia dove reperire denaro per continuare ad assumere dosi irreali di alcool. La casuale morte della zia di Camillo dà una risposta alla domanda tramite la mente squilibrata di Berna; inizia così la parte del film in cui si assiste ad una spirale grottesca che porterà ad un alternarsi di morte, alcool, e vicende surreali. La frase simbolo dei quattro diventerà “siamo o non siamo dei giovani imprenditori?”.

by giovi

Carlo Azeglio Ciampi, una guida per gli italiani

May 8, 2006, 1:13 pm

Carlo Azeglio Ciampi ha vissuto dieci anni a Macerata dove lavorava come funzionario della Banca d’Italia. E qui nella nostra città è nato suo figlio. Un legame di cui possiamo essere fieri.
“A Macerata, che dopo decenni di impetuoso sviluppo mantiene. nell’elegante signorilità del centro urbano, come nel dolce paesaggio che la circonda, un’intatta armonia; a Macerata, città operosa e colta, che ha saputo conciliare il grande progresso economico con la conservazione di un’atmosfera di civile equilibrio fra città e campagna, fra uomo e natura; a Macerata, che fu patria mia e della mia famiglia in anni sereni, fervidi di lavoro e di speranze, va il mio caldo augurio e cordiale saluto, con affetto immutato nel tempo”. Questo è quanto il Presidente Ciampi ha scritto nel registro d’onore del Comune il 21 giugno 2000, giorno della sua visita alla nostra città.

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Un saluto ad un grande Presidente.

Alla fine ha scelto lui. Carlo Azeglio Ciampi ha optato per il gran rifiuto.
Ed ha anche fatto bene perché a 86 anni merita di riposarsi, di stare vicino ai suoi nipotini.
E perché – come lui stesso ha detto – se nessuno dei precedenti nove Presidenti della Repubblica era andato oltre il mandato di sette anni un motivo ci sarà (e va rispettato)…
Eppure in Italia (Andreotti docet) è strano vedere un uomo – anche così avanti negli anni – preferire i piaceri della pensione alle luci della ribalta.
Di sicuro se tanta, tantissima gente di ogni schieramento politico voleva il Ciampi-bis un motivo ci sarà stato…
Ora non sarà facile trovare un Presidente come lui, un Presidente al di sopra delle parti, un’altra forza tranquilla capace di tranquillizzare gli italiani. Perché il suo merito principale è stato proprio quello di diffondere tranquillità in un momento molto delicato. Ciampi ha saputo parlare con la gente ed è stato un prezioso testimone dei valori di democrazia conquistati 60 anni fa. Tutti i suoi interventi (un piacere leggerli nel libro “Dizionario di democrazia”, a cura di Dino Pesole) trasmettono coraggio all’Italia. E in lui gli italiani hanno riconosciuto una guida.
Più che in quelle di D’Alema e Marini vedo nelle figure di Giuliano Amato, Lamberto Dini, Giorgio Napolitano o Mario Monti il successore di Ciampi. Con la speranza che questa figura continui sulla stessa linea del decimo Presidente della Repubblica italiana.

by Matteo Zallocco


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