Lambertucci, 11.780 chilometri nel segno della pace

December 12, 2006, 4:23 pm

Anche su CM le interviste che sto realizzando sul Carlino per l’iniziativa il Maceratese dell’anno.

Iniziamo con Ulderico Lambertucci.

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Ulderico Lambertucci con i compagni di avventura Zamir Dekavelli e Ferdinando Stacchiotti

A 14 anni ha iniziato a lavorare come muratore, a 60 ha costruito la sua grande impresa. Ulderico Lambertucci è partito da Macerata lo scorso 4 febbraio per arrivare a Pechino il 4 agosto, con quasi quattro mesi di anticipo sulla tabella di marcia. Da piazza della Libertà a piazza Tienammen, 11.780 chilometri, come 400 volte Macerata-Loreto. Di corsa. Sulle orme di Padre Matteo Ricci, il gesuita che scavalcò la Grande Muraglia con secoli d’anticipo sulla nixoniana politica del ping-pong. Abbiamo incontrato «Ulderico il Grande» ieri mattina, in piazza, nella sua Treia. Il «Maratoneta di Dio» è rimasto fermo più di mezzora a raccontarci la sua impresa. Ogni tanto qualche concittadino si è fermato, lo ha abbracciato, con una buona dose di complimenti.
Lambertucci, ormai è diventato famoso…
«Di sicuro queste cose fino all’anno scorso non mi capitavano. Pensate che l’altro giorno sono stato ospite di una scuola e i ragazzi mi hanno accolto con un boato».
Qual è stato il giorno più bello, una volta tornato da Pechino?
«Il 27 agosto, a Loreto: un’accoglienza straordinaria».
Cosa rappresenta per lei Padre Matteo Ricci?
«Ho letto delle pubblicazioni su di lui, mi ha letteralmente folgorato. E’ stato senza dubbi il più grande maceratese di tutti i tempi. Ha fatto molto di più anche di Marco Polo, riuscendo ad immedesimarsi nel popolo cinese».
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Ripensando alla sua impresa, c’è stato un momento in cui ha pensato di non farcela?
«All’inizio, poco prima di arrivare a Venezia. Mi si era gonfiato tantissimo il piede, fortunatamente il dottor Galassi ha capito che era colpa delle scarpe allacciate troppo strette. Per quattro giorni ho corso 5-10 km in meno».
In media quanti chilometri al giorno?
«Sessantasette fino al Kazakistan, 72 una volta entrato in Cina. Il record l’ho stabilito il penultimo giorno con 82 chilometri».
Che impressione le ha fatto la Cina?
«Bellissima. Una nazione in grande crescita, dove si lavora tanto. Ho corso in bellissime strade a otto corsie».
Va più veloce Lambertucci o la concorrenza cinese alla nostra economia?
«La Cina non ha rivali».
E adesso cosa fa?
«Ho ripreso il mio lavoro di artigiano edile con mio figlio. Poi la sera, dalle 18 alle 20, mi alleno».
Qual è il suo segreto?
«Una vita regolarissima: non ho mai fumato una sigaretta, mangio tanta frutta e verdura e la sera al massimo vado a letto alle 22».
Il suo piatto preferito?
«Il pesce e la pizza. A quest’ultima ho dovuto rinunciare per sei mesi, e non è stato facile».
Hobby?
«Impiego tutto il mio tempo a lavorare e correre. Non seguo la politica, mi piace l’atletica e un po’ il calcio: tifo per il Milan, ma quest’anno va male, sono rimasti tutti anziani…».
A cosa pensa quando corre?
«Prego tantissimo. Mi serve per passare il tempo e per caricarmi».
Non a caso la chiamano il «Maratoneta di Dio»…
«Mi hanno dato questo soprannome dopo il “viaggio a piedi” Fatima-Santiago di Compostela-Lourdes-Assisi-Loreto».
Insomma, per lei la Macerata-Loreto è uno scherzetto…
«Diciamo che arrivando a Pechino l’ho fatta 400 volte».
Qualcuno da ringraziare?
«Monsignor Comastri, una persona eccezionale: ogni sua parola mi entra dentro. Prima di partire mi ha dato dodici medagliette della Madonna di Madre Teresa di Calcutta, che ho lasciato in 12 piazze».
Il prossimo obiettivo?
«Il 2007 sarà un anno di semi-riposo fatto di allenamenti e qualche maratona. Nel 2008 sono intenzionato a percorrere la Macerata-Gerusalemme. E poi ho un sogno: Terra del Fuoco-Groellandia, ma stavolta ho bisogno di uno sponsor».
Il grattacielo di Ulderico Lambertucci non è ancora finito.

by Matteo Zallocco

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