Archivio per ottobre 2007

Maceratesi OGM free

October 30, 2007, 5:17 pm

Porto di Ancona. Manifestazione anti OGM di Greenpeace

Ogni settimana al porto di Ancona arrivano container con quintali di soia. Tra i paesi da cui viene importata c’è l’Argentina, grande produttrice di soia transgenica. Alcuni ricorderanno che diversi anni fa al porto di Ancona ci fu la dimostrazione di attivisti di Greenpeace con assalto ad una portacontainer che trasportava sementi transgeniche. Il primo episodio che ha messo a contatto i funzionari della Assessorato agricoltura della Regione Marche con gli OGM è accaduto nel 2003 con il sequestro e distruzione di 120 quintali di mais transgenico che erano stati coltivati a insaputa dell’agricoltore. In seguito il Consiglio regionale ha approvato una legge nel 2004 allo scopo di valorizzare le risorse genetiche e la specificità ed originalità delle produzioni agricole e agroalimentari del territorio. La Regione ha costituito anche un “Nucleo operativo per la prevenzione e l’intervento in materia di Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.)” ed ha predisposto il “Piano complessivo delle attività necessarie per la prevenzione e l’intervento di contrasto in materia di Organismi Geneticamente Modificati (O.G.M.)” che è finalizzato allo svolgimento di attività di controllo analitico su sementi coltivate nella regione. Sul sito dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Marche troviamo una sezione dedicata agli OGM e alla legislazione vigente.

Nelle campagne marchigiane e nel resto d’Italia non è consentito coltivare piante transgeniche. La provincia di Macerata è una delle province con la maggior percentuale di comuni anti-transgenici: Caldarola, Serrapetrona, Cingoli, Civitanova Marche, Matelica le comunità montana di Camerino e San Severino, Fiastra, Montelupone sono solo alcuni esempi. All’ingresso del paese dichiarano con la segnaletica apposita le volontà espresse dalla delibera comunale: favorire la promozione dei prodotti locali e impedire che sul proprio territorio vengano sperimentati, allevati o coltivati in campo aperto, trasportati e commercializzati organismi geneticamente modificati.


Serrapetrona,uno dei comuni maceratesi anti-transgenici

Nonostante la coltivazione di piante transgeniche non sia autorizzata, in Italia diversi gruppi mostrano un attitudine potenzialmente favorevole alla loro introduzione anche nella nostra agricoltura. Tra questi si sono distinte numerose associazioni di ricercatori. Nell’azienda Agraria dell’Università Politecnica delle Marche per esempio, l’anno scorso è stata portata a termine la prima vendemmia di uva transgenica e si coltivano a scopo di ricerca, alcune fragole e ortaggi transgenici. Accanto ad alcuni ricercatori, hanno assunto una posizione possibilista anche alcune associazioni agricole come Confagricoltura e Futuragra. Si oppongono invece all’introduzione degli OGM vari gruppi di diversa estrazione aderenti all’iniziativa Liberi da OGM. La provincia di Macerata ha aderito a questa mobilitazione e nelle Marche si stanno organizzando eventi divulgativi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle biotecnologie applicate al settore agroalimentare. La mobilitazione ha avviato la ripresa di un vivace dibattito tra sostenitori e tra chi si oppone agli OGM mentre autorizzazioni o divieti a nuove varietà di mais transgenico si rincorrono in Europa. Si contano sulle dita di una mano le multinazionali del biotech che controllano il settore della ricerca, le sementi e il business dei pesticidi. Tra i blogs attivi sul tema degli OGM e sulla disinformazione sui media, c’è il neonato biotecnologiebastabugie.blogspot.com curato da un gruppo di studenti, laureati e ricercatori in biotecnologie. Mi sono informata, ho letto fonti diverse, riconosco che parlare degli OGM non è semplice perché si rischia di generalizzare. Ogni applicazione offre potenziali e diverse implicazioni in termini economici, ripercussioni sull’ambiente e sulla salute. Il mais Bt o il mais RR non possono essere messi sullo stesso piano. Ad alcuni interrogativi non riesco a dare una risposta. Siamo sicuri che il mais Bt sia indispensabile per ridurre la contaminazione da micotossine quando la crescita dei funghi che le sintetizzano avviene nel periodo post raccolta durante lo stoccaggio? Il settore saccarifero è in crisi ma la UE ha autorizzato l’importazione di una barbabietola da zucchero, anch’essa transgenica, da destinare all’alimentazione umana e animale. Abbiamo bisogno della patata transgenica Amflora brevettata dalla BASF per produrre solo amilopectina da destinare all’industria?

by giovi

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Rizzo illumina i cittadini: "Partecipate ai Consigli comunali"

October 27, 2007, 11:57 am

Un appuntamento e un personaggio per il meglio della settimana Maceratese.

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La Casta è sbarcata nella nostra provincia.

Ieri sera Sergio Rizzo, autore insieme a Gian Antonio Stella del libro che ha fatto riflettere e soprattutto imbestialire gli italiani dinanzi agli scandali della nostra politica, ha parlato al convegno organizzato dalla Confartigianato al Ristorante Anton di Recanati.
Rizzo ha ribadito la sua idea sulle Province (“organi spesso inutili e una spesa eccessiva per tutti i cittadini” ) e sul mal funzionamento della politica, a partire dagli enti locali.
Tanti e molto coinvolti i cittadini presenti all’Anton. Gente delusa, arrabbiata che in questo libro ha trovato tante risposte sul perchè in Italia le cose non vanno come dovrebbero andare.

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“La maggioranza dei nostri politici – ha detto Rizzo – non è abbastanza controllata dalla gente. Io ho scoperto molti scandali leggendo semplicemente delle delibere. Le amministrazioni locali non vengono giudicate severamente dai cittadini”.
E un messaggio che ha voluto sottolineare due volte: “Partecipate ai consigli comunali, sono aperti a tutti i cittadini, che però quasi sempre li disertano in massa”.
Proprio come avviene a Macerata e in quasi tutti gli altri 56 Comuni (56! ) della nostra provincia.

IL PERSONAGGIO
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Adolfo Guzzini

Il presidente e amministratore delegato de “I Guzzini Illuminazione” ha ricevuto la laurea honoris causa in “Economia e commercio”.
Un giusto riconoscimento per una grande azienda del nostro territorio che ora esporta il 70% del prodotto in tutto il mondo ed è presente con 14 filiali e una società di produzione commerciale in Cina.
Le lauree honoris causa a Dante Ferreti e Adolfo Guzzini sono il giusto attestato per chi ha onorato la nostra provincia in giro per il mondo. Quest’anno sono già stati assegnati cinque riconoscimenti accademici dopo i tanti (troppi) attribuiti negli anni passati.
Quella conferita ad Adolfo Guzzini è comunque l’ultima laurea honoris causa del 2007, prima del blocco deciso a livello nazionale dal ministro Fabio Mussi.

by Matteo Zallocco

Vincitori e vinti

October 19, 2007, 4:14 pm

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CHI SALE – SARA GIANNINI

Esce dalle primarie del Pd con risultati sorprendenti nel Maceratese dove con 17.645 voti ha ottenuto l’89,72%. In totale la Giannini – che ovviamente ha appoggiato Veltroni -ha ricevuto 85.000 voti (l’83%, una delle percentuali più alte di tutta Italia) ed è stata nominata alla guida del Partito democratico regionale. Stasera festeggerà con i suoi elettori al cinema-teatro Rossini di Civitanova.

CHI SCENDE – GIORGIO MESCHINI

Il sindaco di Macerata è uscito sconfitto dalle primarie del Partito Democratico restando escluso dalla assemblea costituente nazionale. Ciò nonostante il discreto successo riscontrato in zona dalla lista da lui promossa, quella di Enrico Letta, che nel Maceratese ha superato Rosy Bindi. Esclusione a sorpresa per Meschini che aveva dato molto per queste primarie.

LA CURIOSITA’ – I manifesti funebri appesi per le vie di Mogliano la dicono lunga: “Sono caduti all’età di 60 anni circa 46 alberi (21 platani e 25 tigli) che da decenni ornavano il viale cittadino. La Cittadinanza attonita davanti all’inaspettata strage li ricorda e piange per la dolorosa rinuncia”.
E mercoledì notte sono stati accesi 46 lumini rossi, sistemati ognuno al posto di ogni pianta abbattuta.
Il taglio è avvenuto dietro un’ordinanza del sindaco che, in base a una relazione tecnica, ha ravvisato estremi di pericolo caduta piante durante i lavori.
“Bisogna saper accettare l’evoluzione, l’innovazione tecnologica – ha detto il sindaco Ramadori al Carlino – la sicurezza e il rinnovamento dell’ornato pubblico. Ho avuto l’apprezzamento di molti, specialmente dai disabili che potranno circolare più liberamente e chi oggi protesta lo fa in modo strumentale e demagogico”.

Ma anche originale, passionale e satirico…

IL RICORDO – Ha avuto luogo oggi all’Asilo Ricci un convegno nazionale su Remo Pagnanelli, il poeta e critico maceratese scomparso nel 1987 a 32 anni. Scrittori e letterati di tutta Italia hanno affrontato il tema dell’eredità stilistica dei suoi versi nell’attuale panorama italiano.

L’intervento di Guido Garufi sul Corriere Adriatico.

Qui trovate alcuni versi di Remo Pagnanelli.

by Matteo Zallocco

Macerata, una grande immobiliare

October 16, 2007, 11:03 pm

Edificare, edificare, edificare. E’ il verbo di questa Amministrazione comunale, e non solo. Da diversi anni a Macerata la popolazione cittadina “ufficiale” non aumenta (e diminuisce anche quella “ufficiosa” degli universitari). Diverse case restano sfitte e nonostante questo il Piano Casa si è pian piano allargato fino a NOVECENTOMILA METRI CUBI. I palazzinari esultano e continuano a fare il loro comodo. Qualcuno fermi i nostri politici, animati dal sacro furore del cemento. Image Di seguito una riflessione che ci ha inviato Gianfranco Cerasi sulle speculazioni edilizie. Nel dopoguerra tra carenze di alloggi, speculazioni selvagge, stravolgimenti del territorio, immigrazione interna in tutta Italia vennero costruiti quartieri, sobborghi grossi come città senza minimamente curari del verde, delle vie di comunicazione, delle infrastrutture di sostegno. Tale pratica “corsara” continuò per tutti gli anni ’60 dove, soprattutto nelle grossi metropoli, interi quartieri vennero realizzati abusivamente, senza alcuna concessione edilizia. In quegli anni non si parlava proprio della qualità della vita, scarsissimo interesse veniva dato all’impatto ambientale e altrettanto poco venivano curate le costruzioni: interi quartieri non erano altro che immensi grigi scatoloni-dormitori. Quando poi si cominciò a guardare con occhio differente alla realizzazione di nuovi sobborghi metropolitani in alcuni casi (soprattutto in Europa) l’architettura sviluppò concezioni diverse, più sostenibili, con un attento riguardo al verde e alle strutture. Di questi nuovi modelli di architettura abitativa in Italia se ne parlò molto ma non se ne fece quasi nulla: per gli architetti italiani gli esempi europei erano solo (inutili) esercizi stilistici in quanto, da noi, si continuò a costruire con concezioni edilizie sorpassate. Ed anche Macerata, in questi ultimi 40 anni, non è stata immune alla desolazione edilizia. Sono rarissimi gli esempi di palazzi costruiti con un certo metodo, cercando di coniugare forme e strutture, cercando di realizzare qualcosa di funzionale, esteticamente diverso, possibilmente inserito nel tessuto circostante. Per gli architetti locali le “nuove tecnologie ed i nuovi materiali” non sono servite per fare qualcosa di migliore ma, esclusivamente, di più costoso (e spesso inutile) senza alcun attenzione alla qualità della vita. Essendo Macerata una città a misura d’uomo sarebbe stato possibile (volendolo) creare abitazioni migliori e quartieri dotati di infrastrutture. Invece i nostri architetti e progettisti hanno avuto soltanto occhio alla pecunia. Quindi a Macerata è stato tutto un fiorire di strutture edilizie con concezioni abbondantemente superate. Abbiamo tanti esempi di costruzioni pubbliche realizzate senza adeguati accorgimenti (le strade-mulattiere-vicolo stretto del nuovo quartiere alle Vergini) o concessioni date per la costruzione di nuovi quartieri dove la viabilità era insufficiente (Corneto). Da un lato, per le assunzioni clientelari, in tutta Italia ci siamo ritrovati per decenni degli uffici tecnici molto poco tecnici. Dall’altro siccome con l’edilizia si guadagnava molto, e sottobanco giravano molti soldi, i padrini politici hanno agevolato speculazioni edilizie a non finire poiché parte del denaro delle società edili rientrava (illegalmente) nelle casse dei partiti (o personali). E non è che Macerata sia rimasta fuori dal gioco al massacro/stravolgimento/variazione dei piani regolatori. In pieno terzo millennio si è dato via all’ecomostro di Via Trento, costruendolo fuori da ogni contesto (e chiudendo la vista di una parte panoramica della città), così come si è permesso di stravolgere il tessuto abitativo alle Vergini con la realizzazione del collegio universitario. Collegio completamente estraneo, per struttura e tipologia, agli edifici circostanti e lontano dalle altre strutture universitarie. Oggi si parla tanto di “bioedilizia”, nuove forme di risparmio energetico e simili. Purtroppo per gli architetti (e i costruttori) l’edilizia “attenta ai consumi” è solo un modo per abbindolare gli ingenui. Si piazzano tre pannelli solari sul tetto e si gabella che l’edificio è a risparmio energetico: intanto la qualità della costruzione è bassa e la struttura è lontana mille miglia dal e strutture veramente innovative (a basso impatto ambientale, autonome per la produzione di calore e elettricità, ecologiche e sicure) che già si vedono, da decenni, in tutta Europa. Personalmente ritengo che buona parte dell’architettura italiana (e la stragrande maggioranza dei costruttori italiani, interessati solo ai soldi) sia più proiettata, culturalmente, verso il terzo mondo che verso il futuro. Macerata ne è un esempio. Gianfranco Cerasi Fine della prima puntata.

by Matteo Zallocco

Mannequins and true colors

October 12, 2007, 8:45 am

“…Che le arti siano l’unione fra tutti gli uomini. Esse siano un anello di una grande catena di amore per ricostruire un modello degradato, senza più il senso della vita. Esse saranno il collante della frammentazione di tante cose perdute: sapienza, speranza, amore, sentimenti….” Parafrasando Rodolfo Gentili da Macerata osservo con rinnovato stupore l’”Omaggio alle arti” tela del 1983, tanto tempo fa, un’altra vita. Un sipario che si apre allo spettacolo della natura e delle arti in tutte le sue espressioni. Il cielo e il mare sono inquietanti e minacciosi ma all’orizzonte si scorge quella forse meritata quiete dopo la villania della vita. Ed è per questo che attorno all’arte c’è solo il nulla del deserto. “…Che le arti siano l’unione fra tutti gli uomini..” un augurio, una speranza dettata dall’intima convinzione che soltanto qualcosa di sovrumano riesca come un puparo a tenere i fili delle bizze di un’umanità senza più ritegno. L’arte come linguaggio universale che supera steccati e discrasie in cui rifugiarsi per non perdere la propria identità. Ma è proprio la fallace convinzione di “avere” che ci impedisce di guardare con lo stupore e l’innocenza di un bambino la meraviglia di quanto ci appare. L’arte come messaggio di una buona novella che ci annuncia la possibilità di redimersi e amando il bello, di salvarsi. E se l’arte in fondo non fosse altro che il distillato di quel senso di perfezione perduto? Se non fosse una remota reminiscenza di una grandezza vissuta e mai dimenticata? “…Esse siano un anello di una grande catena di amore per ricostruire un modello degradato, senza più il senso della vita…” come fa capire bene l’artista siamo tutti insieme e nessuno di noi deve sentirsi escluso o sopra gli altri, dobbiamo condividere il peso della sconfitta ma anche la leggerezza lieve della speranza negli uomini di buona volontà capaci di ricostruire un mondo nuovo, diverso e sicuramente migliore. Il vero peccato è quello di non fermarsi a guardare e accettare l’ineluttabilità della perdita di quanto ci è più caro. L’arte come anello di congiunzione, come maniglia di appoggio, salda presa per opporsi alla forza centripeta di questa forsennata corsa verso il nulla. Ci piace immaginare l’artista come colui che per primo ha “osato” uscire dalla caverna di plutoniana memoria per aprire agli occhi dell’umana gente il fascino del mistero della vita. Una torcia, una luce seppur fioca e circoscritta per infrangere il tabù dell’oscurità. A modo suo ogni scoperta che ha “illuminato” l’umanità è frutto di un artista che magari ha dedicato una vita per questo e forse soltanto così il senso dello spreco, quasi come a lenirne il dolore, viene accettato nell’aver aiutato gli altri a scoprire qualcosa di ignoto. “…Esse saranno il collante della frammentazione di tante cose perdute: sapienza, speranza, amore, sentimenti…” suona quasi come una dichiarazione di resa di fronte all’ineluttabilità grave di una progressiva distruzione di quello che caratterizza il nostro animo gentile. Una frammentazione figlia della spasmodica ricerca di un senso logico che abbia ragione sull’indomabilità dell’esistenza; una ricerca che dia traccia e spiegazione del mistero che ci circonda. La rabbiosa incapacità di accettarne l’insondabilità ci porta a “degradare” tutti i suoi aspetti, i sentimenti, il rispetto per gli altri, la speranza e la fiducia. L’arte può aiutarci a fermare questa deriva per ripartire con rinnovato vigore verso una “pace dei sensi” che dona equilibrio ed armonia, a patto che ci sia da parte nostra il senso di umiltà di capire il limite che ci condanna. Questo limite nel quadro è sintetizzato nello spazio geometrico buio e vuoto che fa da contorno all’infinito della natura (intesa come creato) e dell’arte. Sferule come perle di saggezza, quasi sospese nella loro leggerezza, tradiscono la loro natura sovrumana, per illuminarci di quello che può essere la bellezza e la perfezione di ciò che si nasconde ai nostri occhi dietro l’orizzonte. Il mare impetuoso sembra ammansire di fronte ad uno scenario senza fine, come un palcoscenico, quasi a celebrare l’incanto di tutti i mondi possibili. Una testimonianza neanche troppo celata di un messaggio di speranza dove il bello c’è, esiste ma che forse deve ancora venire in tutta la sua grandezza.

Andrea Bianchi

Info e immagine: Rodolfogentilidamacerata.it

by giovi

La rivelazione choc di Jimmy Fontana

October 9, 2007, 10:11 am

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Ho sempre creduto che questa canzone di Jimmy Fontana fotografasse in pieno Macerata.

Un inno per la nostra città…

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CHE SARA’ (Sanremo, 1971)

Paese mio che stai sulla colina
disteso come un vecchio abbandonato
la noia l’abbandono il niente
sono la tua compagnia
Paese mio ti lascio, io vado via

Che sarà, che sarà, che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
ma domani si vedrà
e sarà, sarà quel che sarà

Gli amici sono quasi tutti via
e gli altri partiranno dopo me
peccato perché stavo bene
in loro compagnia
ma tutto passa e tutto se ne va

Che sarà, che sarà, che sarà
che sarà della mia vita, chi lo sa
con me porto una chitarra
e se la notte piangerò
una nenia del mio paese canterò

Amore mio ti bacio sulla bocca
che fu la fonte del mio primo amore
Ti do un appuntamento
dove e quando non lo so
io so soltanto che ti aspetterò

Che sarà, che sarà, che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
ma domani si vedrà
e sarà, sarà quel che sarà…

…”Paese mio che stai sulla collina”, in molti sostenevano si trattasse di Camerino dove il nostro Jimmy Fontana, Enrico Sbriccoli per l’anagrafe, nacque 73 anni fa. Tanti altri credevano si trattasse di Macerata dove Jimmy viveva e aveva iniziato a suonare.
Camerino o Macerata? Macerata o Camerino? Il segreto non era mai stato svelato.


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Io l’ho scoperto solo stamane, in un’intervista rilasciata al Carlino:
Ci tolga una curiosità. Il “paese mio che stai sulla collina”, l’incipit di uno dei suoi più grandi successi, è Macerata sì o no?
“No – risponde Jimmy – Quelle precise parole sono di Franco Migliacci, nella sua testa credo ci fosse il suo paese, Cortona, vicino ad Arezzo. Mi sono sentito fare questa domanda ovunque, a cominciare da Camerino, dove sono nato. E io: “Certo, certo”. Un po’ di finzione ci vuole”.

Il “paese mio che stai sulla collina” è Cortona…

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Noooooooooooooooooo!!!!

Per saperne di più su Jimmy Fontana.

by Matteo Zallocco

Macerata Trekking secondo Tatanka

October 8, 2007, 7:30 pm

In occasione della quarta giornata nazionale di trekking urbano Macerata ha aperto al pubblico le sue gallerie sotterranee. Grazie alla collaborazione dei ragazzi del Liceo Scientifico Galileo Galilei e delle guide del CAI è stato possibile visitare le antiche grotte di alcuni palazzi del centro storico e il rifugio antiaereo di Rampa Zara. L’afflusso di pubblico è stato eccezionale a detta degli organizzatori e questo ha causato lunghe attese all’ingresso dei cunicoli e qualche malumore. Nonostante questo l’iniziativa ha riscosso numerosi pareri favorevoli, facendo scoprire luoghi ricchi di storia e pieni di fascino che purtroppo sono rimasti a lungo dimenticati.

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Marco “Tatanka” Alfei (futuro ingegnere del futuro studio Pisani).

Domenica 7/10/2007 Dal nostro inviato Marco Alfei :)

MACERATA Come si fa a tenersi informati sulle manifestazioni e gli eventi di Macerata e dintorni? Ci sono diversi modi. Uno è questo: si avvia windows live messenger, si aggiungono i contatti di Luca Tombesi e Matteo Zallocco e si aspetta che ti propongano la tale festa del fine settimana o la tale visita guidata al museo tal dei tali. Di solito funziona. Anche Domenica è andata così. Proposta: ore 16 davanti al Duomo, Piazza Strambi per “andare a vedere le grotte di Macerata”, le famose grotte. Arrivo puntuale, come al solito, e mi sorprendo per la tanta gente che c’è, ovviamente già in coda. Buona notizia: il biglietto non si paga, si compila soltanto un modulo, immagino per scopi statistici, nel quale si richiedono i soliti dati anagrafici e firme per la privacy. Ovviamente Tomb è già in coda da un pezzo e ovviamente io mi inserisco in coda vicino a lui, non in fondo. Nonostante ciò aspettiamo più di mezz’ora per entrare nella “casa del clero”, non sappiamo cosa c’è dentro, se un’esposizione o una grotta. Quando finalmente entriamo veniamo assegnati ad una “guida”; tale ruolo è svolto da una ragazza del 4° anno di Liceo Scientifico di Macerata. Cosa dire, apprezziamo l’impegno ma non si può sentir parlare di fatti storici come ad un’interrogazione: “cioèèèè…, alla fine del ‘700, eeeeehhh… la chiesa fu costruita…cioèèè…”, con tanto di schemi riassuntivi su un foglio protocollo stropicciato. E poi, noi, vogliamo vedere le grotte, non la casa del clero. Niente grotte, fine della prima tappa e trasferimento al Museo di Storia Naturale. Lì una grotta da vedere c’è ma non è niente di più di una cantina profonda e buia. Ci spiegano che ogni palazzo signorile aveva una grotta per stoccare il cibo, ed in cui conservava la neve, per mesi. Il Museo è piccolo e personalmente non sono stato impressionato tranne le teche in cui sono conservati gli insetti, che tutto sommato sono interessanti da vedere. Poi andiamo alla tappa seguente, Palazzo Ricci che evitiamo accuratamente perché ci sarebbe da fare un’ora di coda, proseguiamo per Rampa Zara. Entriamo nel tunnel che si vede di fianco alla pizzeria che ormai è chiusa e che sta proprio sotto l’ “autosilos”. Ci dicono che è stato utilizzato come rifugio contro i bombardamenti durante la seconda grande guerra. Questa “grotta” è più grande delle altre, ci sono anche delle scale che conducevano ad un’altra grotta adiacente che è stata murata, ci sono delle micro-stalattiti. Si vede anche una colata di cemento del parcheggio sovrastante. Questa tappa della visita io la ritengo soddisfacente almeno per il solito discorso del poter dire: ”sono entrato nel tunnel vicino a Rampa Zara, quello che è sempre chiuso, non te fanno mai visitare chissà dove porta”. Per il resto niente di che.

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Ultima tappa, la “grotta Cioci”, mi pare di aver capito che si chiami così. Quando arriviamo capiamo che ci sarà da fare almeno mezz’ora di fila ma ci diciamo che è l’ultima, poi si va a fare l’aperitivo. “Però sono organizzati male!” tutti dicono ed io sono d’accordo. Si entra in 10 alla volta ma solo perché ci sono 10 caschetti disponibili altrimenti la grotta potrebbe ospitare più persone. Per farla breve, questa grotta è la più grande e la più interessante: c’è una ghiacciaia per raccogliere la neve e conservarla, molte nicchie per il cibo ma la cosa più affascinate è che si narra che da lì partisse un lungo tunnel che arrivava fino e oltre la chiesa dei Cappuccini vecchi, quella dopo Fonte Maggiore. Serviva per i rifornimenti durante i periodi di assedio. Ovviamente tale tunnel è murato e non si può visitare. A questo punto mi esprimo sulla validità della manifestazione con un banale confronto tra tempo speso e qualità dei luoghi visitati: l’attesa è stata troppo lunga per quello che c’era da vedere. Rimane la soddisfazione di aver visto alcune “grotte”, sfizio che volevo togliermi da parecchio. Credo però che, come sempre nel turismo, per valorizzare un risorsa bisogna fare degli investimenti. In sostanza dico: aprite più grotte, anche private, mettete un misero impianto elettrico, almeno quattro lampadine per non inciampare (c’erano 10 cm di fango), evitate di mostrarci i soliti calici da messa d’oro e le solite tappe della via crucis in bassorilievo che come disse quillu: “non ce ne frega gniende!”, ma soprattutto: fatece magnà, alla fine un bicchiere de vì e du viscotti te fa cambià idea su tutta la manifestaziò. Tra l’altro era prevista una magnata finale ma ovviamente quando siamo arrivati noi era tutto finito. In sostanza come si dice: “ quissi la faccia mia l’ha vista ma però no la vede più”.

by Matteo Zallocco


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