Macerata Trekking secondo Tatanka

October 8, 2007, 7:30 pm

In occasione della quarta giornata nazionale di trekking urbano Macerata ha aperto al pubblico le sue gallerie sotterranee. Grazie alla collaborazione dei ragazzi del Liceo Scientifico Galileo Galilei e delle guide del CAI è stato possibile visitare le antiche grotte di alcuni palazzi del centro storico e il rifugio antiaereo di Rampa Zara. L’afflusso di pubblico è stato eccezionale a detta degli organizzatori e questo ha causato lunghe attese all’ingresso dei cunicoli e qualche malumore. Nonostante questo l’iniziativa ha riscosso numerosi pareri favorevoli, facendo scoprire luoghi ricchi di storia e pieni di fascino che purtroppo sono rimasti a lungo dimenticati.

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Marco “Tatanka” Alfei (futuro ingegnere del futuro studio Pisani).

Domenica 7/10/2007 Dal nostro inviato Marco Alfei :)

MACERATA Come si fa a tenersi informati sulle manifestazioni e gli eventi di Macerata e dintorni? Ci sono diversi modi. Uno è questo: si avvia windows live messenger, si aggiungono i contatti di Luca Tombesi e Matteo Zallocco e si aspetta che ti propongano la tale festa del fine settimana o la tale visita guidata al museo tal dei tali. Di solito funziona. Anche Domenica è andata così. Proposta: ore 16 davanti al Duomo, Piazza Strambi per “andare a vedere le grotte di Macerata”, le famose grotte. Arrivo puntuale, come al solito, e mi sorprendo per la tanta gente che c’è, ovviamente già in coda. Buona notizia: il biglietto non si paga, si compila soltanto un modulo, immagino per scopi statistici, nel quale si richiedono i soliti dati anagrafici e firme per la privacy. Ovviamente Tomb è già in coda da un pezzo e ovviamente io mi inserisco in coda vicino a lui, non in fondo. Nonostante ciò aspettiamo più di mezz’ora per entrare nella “casa del clero”, non sappiamo cosa c’è dentro, se un’esposizione o una grotta. Quando finalmente entriamo veniamo assegnati ad una “guida”; tale ruolo è svolto da una ragazza del 4° anno di Liceo Scientifico di Macerata. Cosa dire, apprezziamo l’impegno ma non si può sentir parlare di fatti storici come ad un’interrogazione: “cioèèèè…, alla fine del ‘700, eeeeehhh… la chiesa fu costruita…cioèèè…”, con tanto di schemi riassuntivi su un foglio protocollo stropicciato. E poi, noi, vogliamo vedere le grotte, non la casa del clero. Niente grotte, fine della prima tappa e trasferimento al Museo di Storia Naturale. Lì una grotta da vedere c’è ma non è niente di più di una cantina profonda e buia. Ci spiegano che ogni palazzo signorile aveva una grotta per stoccare il cibo, ed in cui conservava la neve, per mesi. Il Museo è piccolo e personalmente non sono stato impressionato tranne le teche in cui sono conservati gli insetti, che tutto sommato sono interessanti da vedere. Poi andiamo alla tappa seguente, Palazzo Ricci che evitiamo accuratamente perché ci sarebbe da fare un’ora di coda, proseguiamo per Rampa Zara. Entriamo nel tunnel che si vede di fianco alla pizzeria che ormai è chiusa e che sta proprio sotto l’ “autosilos”. Ci dicono che è stato utilizzato come rifugio contro i bombardamenti durante la seconda grande guerra. Questa “grotta” è più grande delle altre, ci sono anche delle scale che conducevano ad un’altra grotta adiacente che è stata murata, ci sono delle micro-stalattiti. Si vede anche una colata di cemento del parcheggio sovrastante. Questa tappa della visita io la ritengo soddisfacente almeno per il solito discorso del poter dire: ”sono entrato nel tunnel vicino a Rampa Zara, quello che è sempre chiuso, non te fanno mai visitare chissà dove porta”. Per il resto niente di che.

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Ultima tappa, la “grotta Cioci”, mi pare di aver capito che si chiami così. Quando arriviamo capiamo che ci sarà da fare almeno mezz’ora di fila ma ci diciamo che è l’ultima, poi si va a fare l’aperitivo. “Però sono organizzati male!” tutti dicono ed io sono d’accordo. Si entra in 10 alla volta ma solo perché ci sono 10 caschetti disponibili altrimenti la grotta potrebbe ospitare più persone. Per farla breve, questa grotta è la più grande e la più interessante: c’è una ghiacciaia per raccogliere la neve e conservarla, molte nicchie per il cibo ma la cosa più affascinate è che si narra che da lì partisse un lungo tunnel che arrivava fino e oltre la chiesa dei Cappuccini vecchi, quella dopo Fonte Maggiore. Serviva per i rifornimenti durante i periodi di assedio. Ovviamente tale tunnel è murato e non si può visitare. A questo punto mi esprimo sulla validità della manifestazione con un banale confronto tra tempo speso e qualità dei luoghi visitati: l’attesa è stata troppo lunga per quello che c’era da vedere. Rimane la soddisfazione di aver visto alcune “grotte”, sfizio che volevo togliermi da parecchio. Credo però che, come sempre nel turismo, per valorizzare un risorsa bisogna fare degli investimenti. In sostanza dico: aprite più grotte, anche private, mettete un misero impianto elettrico, almeno quattro lampadine per non inciampare (c’erano 10 cm di fango), evitate di mostrarci i soliti calici da messa d’oro e le solite tappe della via crucis in bassorilievo che come disse quillu: “non ce ne frega gniende!”, ma soprattutto: fatece magnà, alla fine un bicchiere de vì e du viscotti te fa cambià idea su tutta la manifestaziò. Tra l’altro era prevista una magnata finale ma ovviamente quando siamo arrivati noi era tutto finito. In sostanza come si dice: “ quissi la faccia mia l’ha vista ma però no la vede più”.

by Matteo Zallocco

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