Macerata, una grande immobiliare

October 16, 2007, 11:03 pm

Edificare, edificare, edificare. E’ il verbo di questa Amministrazione comunale, e non solo. Da diversi anni a Macerata la popolazione cittadina “ufficiale” non aumenta (e diminuisce anche quella “ufficiosa” degli universitari). Diverse case restano sfitte e nonostante questo il Piano Casa si è pian piano allargato fino a NOVECENTOMILA METRI CUBI. I palazzinari esultano e continuano a fare il loro comodo. Qualcuno fermi i nostri politici, animati dal sacro furore del cemento. Image Di seguito una riflessione che ci ha inviato Gianfranco Cerasi sulle speculazioni edilizie. Nel dopoguerra tra carenze di alloggi, speculazioni selvagge, stravolgimenti del territorio, immigrazione interna in tutta Italia vennero costruiti quartieri, sobborghi grossi come città senza minimamente curari del verde, delle vie di comunicazione, delle infrastrutture di sostegno. Tale pratica “corsara” continuò per tutti gli anni ’60 dove, soprattutto nelle grossi metropoli, interi quartieri vennero realizzati abusivamente, senza alcuna concessione edilizia. In quegli anni non si parlava proprio della qualità della vita, scarsissimo interesse veniva dato all’impatto ambientale e altrettanto poco venivano curate le costruzioni: interi quartieri non erano altro che immensi grigi scatoloni-dormitori. Quando poi si cominciò a guardare con occhio differente alla realizzazione di nuovi sobborghi metropolitani in alcuni casi (soprattutto in Europa) l’architettura sviluppò concezioni diverse, più sostenibili, con un attento riguardo al verde e alle strutture. Di questi nuovi modelli di architettura abitativa in Italia se ne parlò molto ma non se ne fece quasi nulla: per gli architetti italiani gli esempi europei erano solo (inutili) esercizi stilistici in quanto, da noi, si continuò a costruire con concezioni edilizie sorpassate. Ed anche Macerata, in questi ultimi 40 anni, non è stata immune alla desolazione edilizia. Sono rarissimi gli esempi di palazzi costruiti con un certo metodo, cercando di coniugare forme e strutture, cercando di realizzare qualcosa di funzionale, esteticamente diverso, possibilmente inserito nel tessuto circostante. Per gli architetti locali le “nuove tecnologie ed i nuovi materiali” non sono servite per fare qualcosa di migliore ma, esclusivamente, di più costoso (e spesso inutile) senza alcun attenzione alla qualità della vita. Essendo Macerata una città a misura d’uomo sarebbe stato possibile (volendolo) creare abitazioni migliori e quartieri dotati di infrastrutture. Invece i nostri architetti e progettisti hanno avuto soltanto occhio alla pecunia. Quindi a Macerata è stato tutto un fiorire di strutture edilizie con concezioni abbondantemente superate. Abbiamo tanti esempi di costruzioni pubbliche realizzate senza adeguati accorgimenti (le strade-mulattiere-vicolo stretto del nuovo quartiere alle Vergini) o concessioni date per la costruzione di nuovi quartieri dove la viabilità era insufficiente (Corneto). Da un lato, per le assunzioni clientelari, in tutta Italia ci siamo ritrovati per decenni degli uffici tecnici molto poco tecnici. Dall’altro siccome con l’edilizia si guadagnava molto, e sottobanco giravano molti soldi, i padrini politici hanno agevolato speculazioni edilizie a non finire poiché parte del denaro delle società edili rientrava (illegalmente) nelle casse dei partiti (o personali). E non è che Macerata sia rimasta fuori dal gioco al massacro/stravolgimento/variazione dei piani regolatori. In pieno terzo millennio si è dato via all’ecomostro di Via Trento, costruendolo fuori da ogni contesto (e chiudendo la vista di una parte panoramica della città), così come si è permesso di stravolgere il tessuto abitativo alle Vergini con la realizzazione del collegio universitario. Collegio completamente estraneo, per struttura e tipologia, agli edifici circostanti e lontano dalle altre strutture universitarie. Oggi si parla tanto di “bioedilizia”, nuove forme di risparmio energetico e simili. Purtroppo per gli architetti (e i costruttori) l’edilizia “attenta ai consumi” è solo un modo per abbindolare gli ingenui. Si piazzano tre pannelli solari sul tetto e si gabella che l’edificio è a risparmio energetico: intanto la qualità della costruzione è bassa e la struttura è lontana mille miglia dal e strutture veramente innovative (a basso impatto ambientale, autonome per la produzione di calore e elettricità, ecologiche e sicure) che già si vedono, da decenni, in tutta Europa. Personalmente ritengo che buona parte dell’architettura italiana (e la stragrande maggioranza dei costruttori italiani, interessati solo ai soldi) sia più proiettata, culturalmente, verso il terzo mondo che verso il futuro. Macerata ne è un esempio. Gianfranco Cerasi Fine della prima puntata.

by Matteo Zallocco

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