Archivio per novembre 2007

A Corridonia. Educazione alimentare di scena al Teatro Velluti

November 29, 2007, 7:23 pm

A Corridonia il 24 novembre scorso presso il Teatro Velluti, si è tenuto il Convegno Agricoltura e alimentazione promosso dalla Federazione provinciale Coldiretti di Macerata. Avevo accettato l’invito a partecipare più di un mese fa sia in segno di stima per le persone con cui mi è capitato già di collaborare in passato sia per dare continuità alle attività divulgative sull’educazione e informazione alimentare che mi ha visto in tante occasioni partecipare ad incontri nelle scuole. Ero anche curiosa di vedere la nuova pubblicazione Mangiare Bene per crescere sani e vivere meglio realizzata dal comune di Mogliano con il supporto economico di alcuni sponsors e di comuni maceratesi. A Corridonia sono arrivata con calma sabato pomeriggio, il teatro Velluti è davvero bello. Ho provato subito la mia presentazione in power point. Per esperienza so che bisogna essere sempre pronti spiritualmente a parlare a braccio senza supporti multimediali perché può capitare sempre un problema tecnico e invece tutto è filato liscio. In attesa dell’inizio ho ammirato il teatro, il soffitto decorato e mi sono tornati in mente altri teatri in cui mi è capitato di parlare, altri incontri rivolti a studenti, insegnanti e famiglie o addetti ai lavori. Quando ho iniziato a partecipare a incontri divulgativi su temi legati all’alimentazione? Diversi anni fa, e ho un archivio ricco di presentazioni e appunti su temi legati alla etichettatura, filiere produttive e aspetti nutrizionali.

Pubblicazione Mangiare bene per crescere sani e vivere meglio

Il teatro si è riempito. In sala alunni e insegnanti, sapevano che sarebbero stati presentati anche due loro video girati a scuola durante le lezioni. In prima fila politici e rappresentanti delle istituzioni. Ha introdotto i lavori Nelia Calvigioni, sindaco di Corridonia. A presentazione già iniziata è arrivato anche Giulio Silenzi. Dopo il mio intervento su Alimentazione e salute tra filiere produttive ed etichette alimentari in cui ho ripercorso anche le attività scientifiche supportate negli ultimi anni, è arrivato il momento di Nicola Matteucci dell’UNIVPM che ha parlato di Strategie per l’agricoltura del terzo millennio. Poi in programma gli interventi dei sindaci presenti. Silvano Ramadori, sindaco di Mogliano ha ricordato che la pubblicazione Mangiare Bene per crescere sani e vivere meglio che verrà distribuita in diverse scuole nei comuni che hanno aderito al progetto, è costata 18.000 euro. Il sindaco di Petriolo ha parlato orgoglioso della situazione delle mense scolastiche nel suo comune dove si è ottenuto che ortaggi frutta e carne siano forniti dai negozi locali. Anche il sindaco di Urbisaglia ha accennato al suo impegno per la ristorazione scolastica e l’importanza di far cambiare le abitudini alimentari dei più piccoli. Mentre li ascoltavo sfogliavo la nuova pubblicazione sempre più convinta che l’approccio nutrizionale non sia l’unico da seguire e che sarebbe importante aumentare anche le conoscenze sulla etichettatura alimentare e mettere anche i più giovani nelle condizioni di fare scelte consapevoli. Ho riflettuto sulle mie esperienze precedenti che mi hanno portato -ogni volta che mi sono trovata impegnata in fase progettuale- a dare uno sguardo all’esistente, a ciò che è stato già svolto e da chi, ma è un modo di operare che evidentemente non tutti sono abituati a fare. Devo purtroppo constatare che l’informazione alimentare anche nella regione Marche è frammentata tra diversi soggetti che a volte non comunicano tra loro e si assiste così al proliferare di interventi fotocopia e privi di continuità.

Ho aperto la cartellina preparata dagli organizzatori per l’occasione. Cosa ho trovato? L’opuscolo Dimmi come mangi e ti dirò come cresci che ho curato tre anni fa… In quella occasione si lavorò sui dati di una indagine finalizzata allo studio delle abitudini alimentari di un campione rappresentativo della popolazione scolastica marchigiana. Mi viene da sorridere… a pensare che ero stata coinvolta nella pubblicazione da un giovane pieno di idee e di creatività… Il web è piccolo vero Francesco? pardon Franz!

Educazione alimentare: Pubblicazioni divulgative

Il presidente della provincia Silenzi in chiusura ha ribadito l’impegno a supportare iniziative di educazione alimentare. Infine le parole di Gianni Luzi della Coldiretti-Marche che non ha risparmiato critiche alla regione Marche che negli ultimi anni ha dimostrato di avere poca attenzione verso certi temi e per non essere stata capace di difendere con fermezza posizioni precise sul tema degli OGM.

Sorpresa inaspettata e molto gradita, il sindaco di Corridonia ci ha fatto omaggio di una targa ricordo e di un cofanetto di sonetti in dialetto di Claudio Principi. Mi aspettavo che qualcuno dei sindaci o lo stesso Presidente parlassero del portale di educazione alimentare voluto dalla provincia di Macerata e di cui abbiamo parlato qualche mese fa e invece non se ne è fatto cenno. Eppure il portale è nato con l’obiettivo di essere un contenitore per ospitare progetti ed eventi del territorio. Il sito web può di certo essere utile se non resterà una cosa statica, se verrà aggiornato e diventerà uno strumento interattivo. Mi auguro che non cada nel dimenticatoio. Perchè dico questo? Perchè c‘è un blog inattivo dal giorno in cui il sito è stato presentato, ci sono dei commenti che attendono una risposta dagli assessori che lo hanno tenuto a battesimo.

Offresi nutrizionista e blogger per animare e movimentare il blog, e non costo molto. 🙂

by giovi

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Torna il "Maceratese dell’anno"

November 22, 2007, 1:38 pm

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Una foto della serata di premiazioni che ho organizzato l’anno scorso. In questo sito (non so perchè) ne potete trovare altre.

Torna il Maceratese dell’anno, l’iniziativa organizzata dal Resto del Carlino, giunta alla terza edizione. Mi sto dando da fare per trovare i nuovi candidati ma aspettiamo anche segnalazioni all’indirizzo cronaca.macerata@ilcarlino.net.

Ad inizio dicembre si riparte.

Intanto ecco le interviste che ho effettuato ai vincitori dell’anno scorso, Padre Alberto Panichella e Luciano Latini, e che sono uscite oggi sul Carlino.

Macerata, 22 novembre 2007 –
“Ho un debito di gratitudine nei confronti del Resto del Carlino e di tutta la città di Macerata. Dopo l’iniziativa del ‘Maceratese dell’anno’ molte famiglie hanno effettuato adozioni a distanza e per questo ringrazio tutti voi”.
Sono le prime parole di Padre Alberto Panichella, da 26 anni in Brasile per aiutare il prossimo. Missionario saveriano nativo di Villa Potenza, padre Alberto ha scoperto molto giovane la sua vocazione, entrando nel seminario di Ancona a 11 anni.
Padre Alberto, com’è andato questo 2007 nella missione in cui opera attualmente, a Manaus, in piena Amazzonia?
“E’ stato un anno ricco di avvenimenti, purtroppo anche molto tristi, a partire dal violento nubifragio che qui ha allagato tutto e tantissima gente è rimasta senza casa. Anche in questa circostanza i maceratesi hanno dimostrato grande solidarietà e noi siamo riusciti ad aiutare 150 persone”.

Qual è stata invece la sua più grande soddisfazione?
“L’incontro che abbiamo tenuto dal 19 al 23 settembre con gente proveniente da tutta l’Amazzonia occidentale (un’area grande otto volte l’Italia). C’erano circa mille persone, compresi gli indigeni provenienti dai fiumi e dalle foreste. E’ stato un evento storico, un’occasione di denuncia, celebrazione e festa. Qui i problemi sono tanti: dalla distruzione delle foreste all’inquinamento fino all’estrema povertà delle baraccopoli”.

Ci descrive la sua giornata tipo in Amazzonia?
“Fin dalla mattina vivo tra visite ai poveri, momenti di rivendicazione e riunioni di coordinamento. Abbiamo 32 organismi pastorali e 23 comunità cristiane e mi occupo della fase organizzativa, ma anche della formazione della gente”.

L’anno scorso la sua città le ha fatto sentire tutta la sua vicinanza eleggendola Maceratese dell’anno, cosa ha provato?
“E’ stato bellissimo, lo ricordo come un momento molto significativo perché la gente si è mossa nella giusta direzione, quella dei valori umani e cristiani della solidarietà, quando invece la nostra società percorre binari diversi osannando il lusso e il mondo dei vip. Macerata ha risposto alla grande, ogni volta che mi sono preso una vacanza dalla mia missione e sono tornato in Italia ho potuto constatare che la nostra città ha valori importanti rispetto ad altre zone del Paese. E’ una provincia molto sensibile e genuina, con valori forti. E io sono orgoglioso di essere nato in questa terra”.

La vicinanza con Macerata non le è mai mancata grazie agli ‘Amici del Brasile’. Come opera questa associazione?
“Opera a tutti i livelli, aggregando tante forze positive. E’impegnata per aiutare i bambini e gli adoloscenti brasiliani e pratica una grande opera di sensibilizzazione per trovare proventi attraverso incontri, feste, attività culturali, momenti di spiritualità, corsi di formazione. E’ un’associazione di ispirazione cristiana ma c’è gente che viene da varie estrazioni seguendo una linea umanitaria comune”.

Vuole lasciare un messaggio ai maceratesi?
“Sì, per vivere il Natale vero bisogna amare Gesù ritrovandolo nei piccoli bambini che vivono nel mondo. La mortalità infantile purtroppo è ancora altissima e chiedo a tutti di aprire gli occhi e il cuore verso di loro. Amando questi bambini amiamo Gesù”.

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E l’intervista all’oncologo Luciano Latini.

Macerata, 22 novembre 2007 –
“Dobbiamo smettere di dare a un bisogno sempre e solo una risposta in termini di chemioterapia”. In questa frase si racchiude la filosofia dell’unità operativa di Oncologia dell’ospedale di Macerata e del suo direttore, il dottor Luciano Latini. L’aspetto umano deve essere una priorità per il paziente ed anche su questo si è concentrato il lavoro del dottor Latini e della sua equipe.
Il polo maceratese è diventato un punto di riferimento nazionale, grazie proprio all’approccio alla malattia che vede al centro dell’attenzione il malato, ma anche la famiglia, l’ambiente. Sei anni di cambiamenti e di nuove idee che hanno portato risultati importanti. L’oncologia oltre ad essere diventata il fiore all’occhiello della sanità maceratese è stata presa come un modello in giro per l’Italia e soprattutto ha toccato il cuore della gente: è arrivata una continua dimostrazione di stima, di affetto e solidarietà da parte di tantissime persone che l’anno scorso hanno voluto incoronare Luciano Latini ‘Maceratese dell’anno’, assieme al missionario Padre Alberto Panichella.

Dottor Latini, l’anno scorso diceva che avrebbe avuto bisogno di più spazi e di un reparto di oncologia. Com’è la situazione?
“Sono arrivati più spazi per il day hospital e sono aumentati i posti letto e le poltrone per la chemio. Siamo sempre in attesa di un reparto per le degenze. Per me è assurdo che un paziente che seguiamo per diversi anni si debba ritrovare con altri medici e altri infermieri al momento di essere ricoverato. L’ambiente per noi è fondamentale”.

Anche perché il vostro non sarebbe solo un reparto d’ospedale… “Esattamente. Il reparto viene vissuto anche al di fuori della terapia: in tutte le camere ci sono televisioni con videoregistratori; una collezione con oltre 350 videocassette; un angolo bar alimentato dalle offerte dei pazienti; abbonamenti a riviste e quotidiani; il pizza party; il ‘progetto ritorno alla bellezza’ con un parrucchiere, un truccatore e un esperto di moda; abbiamo organizzato delle gite e ora abbiamo anche messo un acquario che trasmette serenità. L’accoglienza è importante perché è la prima impressione che ha il malato e la sua famiglia”.

Com’è cambiato nel 2007 il vostro reparto?
“Siamo riusciti a confermare e a rafforzare il lavoro fatto negli anni precedenti sotto il profilo umano. E’ rimasto lo stesso entusiasmo e questo è un aspetto importantissimo. Inoltre abbiamo fatto un grosso passo in avanti sotto il profilo scientifico: tutti i medici conducono studi nazionali o internazionali con farmaci registrativi. Senza dimenticare che oltre il 50% degli accessi vengono da altre aziende sanitarie, anche da fuori regione e molti pazienti maceratesi che prima cercavano altre oncologie ora restano qui”.

Quali sono state le soddisfazioni più grandi di questo 2007?
“L’anno scorso vi parlavo di una nostra paziente che era riuscita a partorire nonostante tutti gli avessero detto che non sarebbe mai potuta diventare mamma. Ora Claudia è incinta per la seconda volta. Un’altra grande soddisfazione è poi quella di essere circondati ogni giorno dalle dimostrazioni di affetto dei pazienti e dei loro familiari”.

Con la Provincia avete anche organizzato il servizio domiciliare per le terapie orali oncologiche…
“E’ partito in ritardo, dopo l’estate, ma sta andando bene. Una dottoressa si reca assieme a due infermieri a casa dei pazienti e questo è un servizio importantissimo. Noi cerchiamo di creare un ambiente il più accogliente possibile, ma la casa è sempre la casa”.

Quali sono i suoi desideri?
“Attendendo la realizzazione di questo reparto, voglio continuare su questa strada avendo al fianco queste persone straordinarie. Mi sento di ringraziare tutti, dai medici agli infermieri, dai volontari dell’Avuls ai ragazzi del servizio civile, fino ai boy-scout che vengono a leggere e suonare la chitarra qui da noi. Un’altra bella novità per rendere l’Oncologia più accogliente e per non far sentire il malato solo un paziente”.

by Matteo Zallocco

I Frascarèlli de Arfrèdo

November 15, 2007, 1:01 am

Continua l’angolo della Giovi con uno sguardo alla tavola e al dialetto marchigiano e maceratese. Se facessimo un dizionario? A come acquacotta, B come bostrengo, C come callà e coteghì, d come da magnà, il pranzo, il cibo. E come l’articolo El, f come frascarèlli o frescarelli, una specialità particolare, una farinata rustica volutamente bozzolosa citata perfino nella raccolta di Dicerie Popolari Marchigiane tra Ottocento e Novecento di Claudio Principi.

I frascarèlli tradizionalmente venivano preparati in tre modi:

-Frascarèlli detti de farina o de li puritti ( dei poveretti), di solo farina di grano, sale e acqua.

-Frascarèlli de riso nei quali per favorire i grumi si metteva il riso per cui venivano chiamati anche riso curgo, riso coricato nel maceratese.

-Frascarèlli detti de li signori in cui si aggiungevano i cicitti, palline di pasta al’uovo.

Il condimento classico dei frascarèlli erano salsicce soffritte, passato di pomodori, pancetta di maiale, a volta con aggiunte di cipolla, sedano,carota. La consistenza era un po’ collosa per cui venivano chiamati li ‘ppiccicasandi cioè appiccicasanti a ricordare che una volta la colla si faceva con la farina. I frascarèlli erano un piatto sostanzioso, preparato con farina di grano,quando il pane comune, in tempi di miseria, era fatto con farina di farro, granturco o perfino di ghiande. Venivano serviti per puerpere e balie per favorire la lattazione abbondante.

E veniamo alla storia di Alfrèdo de la Gòrba di Montolmo, oggi Corridonia. Alfrèdo faceva il vetturale ed era un uomo corpulento e gioviale oltre ad essere una persona ghiottissima di frascarèlli. All’età di 75 anni si racconta che Arfrèdo si ammalo’ di un brutto male e fu ricoverato nella clinica Marchetti di Macerata. Dopo pochi giorni di ricovero Arfrèdo peggiorò e i medici si arresero. I parenti chiesero allora di portarlo a casa. Arrivato in camera la sera stessa Arfrèdo chiese alla moglie un moccò de frascarelli, un boccone de frascarelli La moglie convita che fosse l’ultimo desidero, li preparò e con sorpresa il marito li finì. Arfredò se pappò tuttu lu pietanzì, si sbafò tutto il piatto. Arfrèdo migliorò leggermente e la sera dopo ebbe forza di chiedere nuovamente altri frascarèlli. La moglie speranzosa stavolta li preparò con cura e li condì con pomodoro, come preferiva il marito, lo imbocco’ e Arfrèdo si riprese, si addomentò e dormi venti ore filate. E fu così che il moribondo se rimminì,si rinvenne grazie ai frascarelli e visse ancora parecchi anni.

Cume se fanne i frascarelli?: Se coce el riso ‘nte ‘na pentola bella capiente c’un abbondante acqua e un pugnetto de sale. Quannu el riso è quasi cotto, ce se ‘ggiunge la farina (poga per volta) mesculanno co’ ‘na cucchiara de legno, finu a quannu diventa ‘na polentina. Se fa bollì e a cottura ultimata i frescarelli se versane ‘nte la spianatora. Se condiscene c’un sugo che se prepara cuscì: se fa sfrige ‘nte ‘na padella l’oio, la cipolla, el gambuccio de prosciutto. Ce se ‘ggiunge i pomodori rosci freschi a pezzetti, la salciccia sbrigiolata e se fa bollì pe’ 6 o 7 minuti. Ce se sparniccia sopra el cagio grattato. Se condiscene pure co’ la salciccia in bianco o co’ un soffritto de tocchetti de pansetta e de lonza.

Bon appetito!

by giovi

Votate la frase più bella del nostro dialetto

November 13, 2007, 12:01 am

Eleggiamo la frase più bella, più divertente, più rappresentativa in dialetto maceratese. La frase che ogni cittadino della provincia dovrà conoscere. Una delle prime frasi che i vostri figli dovranno imparare. La frase che vi identificherà come maceratesi doc. Venticinque le frasi candidate, citate nel blog e nel forum. Da Macerata a Porto Recanati passando per Appignano, da Mogliano a Civitanova. C’è un po’ di tutto. Votate qui. 1) Com’ è gggita la gggita? La gggita è gggita ve’, ma potea gggi mejo! 2) Aho fra’, che fa cossoro, va a lo Top, o va a lo Gatto? 3) A Sammartì ‘gni musto è vì. 4) Co ‘ssa maglia rosa, non te crederai desse lu primo, no?? 5) Se trona da che parte pioè? 6) Quanno ce sta troppi galli a cantà nun se fa mai jornu. 7) Ti si stongatu la scucchia co l’oglio de glia. 8 ) Tuttu un culu un par de carze. 9) Parlà co te è come fa a cappellate co li celli…consumi più tu che un asino a pastarelle…. 10) Su ‘na guera de cervelli tu arzeresti vandiera vianca. 11) La palletta è glita donche doveva da jì! 12) Quillu è come un callà: o tigne o coce! 13) Oh, curdó, co’ stai a ffà, l’ou? 14) So’ cascato e me sò sframecato tutto! 15) Do si ‘ggito, a badà a li puji? 16) Se cachi su la nee prima o poi te se scopre. 17) Lascia perde, quella loco o mucceca o stucca le corde. 18 ) Mejio puzzà de vi che d’ojo santo. 19) Chi non cià voja de fadigà se mette sopre lu pajà. 20) La vecchiàia è brutta ma stà peggiu chi nun ce ria. 21) De sù passu do jiarrimo a finì? 22) Ciai nà lengua che taja e cuge. 23) Ahoo che stete a gliocà a tressette co lu mortu lajjò? 24) Passata la festa, male le gamme, pegghio la testa. 25) Quissi la faccia mia l’ha vista ma però no la vede più.. Non fa lu sciapittu, glioca pure tu!Giustifica

by Matteo Zallocco

Il mangiar saggio maceratese

November 8, 2007, 8:33 pm

Rispolvero il mio archivio personale di proverbi regionali in occasione del tributo al dialetto maceratese. I proverbi (dal latino proverbium : pro (avanti) e verbum (parola) o forse da proba (prova,saggio) e verax (verace,sincero) hanno una origine antichissima. Nei proverbi sono sintetizzate le leggi morali, civili, religiose e politiche che riguardano tutti i casi della vita, della quale nutriti dall’esperienza ne esaltano i beni e censurano i difetti. Considerati da molti vere e proprie perle della sapienza che si è tramandata di generazione in generazione, i proverbi vengono spesso definiti la “saggezza dei popoli”. Amore, amicizia, il lavoro, superstizioni, politica, l’agricoltura, sono tanti i temi trattati nei proverbi. Un tema ricorrente è anche il cibo e nel mio libro “Il mangiar saggio Un viaggio attraverso l’Italia dei detti, dei proverbi e della vecchia saggezza popolare” (AIEP editore) ne avevo scelti diversi come spunto di riflessione per parlare delle proprietà nutrizionali di alcuni alimenti e loro effetti sulla salute. Non c’è classe di alimenti che non sia stato oggetto di attenzione della saggezza popolare tra legumi, frutta, formaggi e vino. L’alimentarsi, cercare il cibo per sé e per i propri simili hanno infatti costituito tappe importanti dello sviluppo della civiltà umana. Alcuni proverbi fanno sorridere, altri sorprendono nonostante siano stati concepiti in assenza di conoscenze scientifiche approfondite come quelle che possediamo oggi. Scelti per voi ecco alcuni tra i proverbi maceratesi in cui il vino, cibi e abitudini alimentari sono protagonisti.

Chi magna co’ lu cortellu non rrembie lu vudellu. Chi mangia col coltello non riempie lo stomaco. Si riferisce al modo di mangiare quasi trastullandosi nello spezzettare i cibi, cosicchè non si prova il senso di sentir pieno lo stomaco. Siete daccordo?

Bocca ònta, non disse mai male. Chi è sazio e ha mangiato ben condito, ha poca voglia di fare polemiche, le battaglie sono alimentate dalla fame dei popoli.

D’ogni vellèzza dalla vocca rrentra. Qualsiasi bellezza entra dalla bocca. Una buona alimentazione contribuisce al benessere e alla bellezza, potrebbe essere un claim salutistico, come recita quella publicità di una nota azienda: Mangia bene e vivi meglio…

Biata la piattella, che sèttema rastella Beato l’ultimo a servirsi perchè può rastrellare il piatto.

– Chi non magna’n cucina ha magnato ‘n candina. Della serie Gallina che nun becca è segno ch’ha beccato (Sassoferrato)

– O Ommini vôni e vino vôno dura poco. Uomini di grande virtù sono come il vino buono: durano poco.

L’acquaticcio tre ghjorni è bbono e dopo è tristo. L’acquaticcio, il vinello fatto col mosto ed allungato con acqua, è buono tre giorni, poi è da buttare, all’acquaticcio viene dedicata anche una sagra nel maceratese. Dove? a Belforte del Chienti.

Più erba se magna e più bèstia se divenda. Più erba e insalata, si mangiano e più bestie si diventa. I vegetariani di certo non condivideranno.

Io predeco de notte un callà de pere cotte” ..Quando ci si accontentava di poco…di un paiolo (callà) di frutta cotta..

Tempo’rfatto de notte,dura quanto un callà de pere cotte. Cioè il tempo che si è rimesso al bello durante la notte, dura pochissimo, tanto quanto un paiolo di pere cotte. Mele e pere, in particolare le varietà che non si prestavano ad essere consumate fresche, venivano cucinate spesso in campagna e usate a merenda o a cena.

-Del vin bsogna fann us, no abus. Giusto!

La lenticchia tristu’ llu corpu che ce se ficca. Infelice il corpo di colui che mangia lenticchie.

-Passata la festa, male le gamme, pegghio la testa. Dopo una festa, male le gambe, peggio la testa per i postumi della sbornia.

Foto di Giorgio Pistola. Mostra “Vecchie case rurali “.

by giovi

Un tributo al nostro dialetto

November 5, 2007, 10:23 pm

Può piacere e non piacere, può anche farci un po’ brutto sentirlo in tv o alla radio, ma una cosa è sicura: il nostro dialetto è divertentissimo. E spesso ci fa ridere. Basta sentire le canzoni dei Vincisgrassi… “Macerata, Macerata posse, posse pijatte ‘n gorbu, un gorbu che te spacca Macerata, Macerata, magna sembre la ‘nsalata e risparmia li quatrì, poi li spenne pe’ vestì Ce se ‘rveste solo fori, ‘l’apparenza più signori ma cend’anni a lu camì, tu si sembre un contadì…” …O le barzellette in appignanese di Lando e Dino. http://www.landoedino.it E allora vogliamo farci quattro risate tutti insieme… Eleggiamo la frase più bella scelta tra i dialetti di questa provincia. Ognuno di voi può proporne al massimo tre (ognuna non può superare le 15 parole) in questo topic del nostro forum dove avevamo già iniziato a divertirci… …Dal portorecanatese: Ciai nà lengua che taja e cuge. Al civitanovese: Aho frà non vedi che dè le 3?! Passando per il maceratese: Ahoo che stete a gliocà a tressette co lu mortu lajjò? Per chiudere con l’unico e inimitabile appignanese: Ehhe nno Mistè non mmassento…u sbvaglio nce volgio gji …mistè non ce voglio gji Bhe oh saai come gette a ffinì….ce givvi…. U Tiravvi. U sbagliavvi. Scegliete tra frasi che avete letto o sentito, anche solo per strada. Insomma, quelle che vi sono piaciute di più. Magari consultate i meno giovani, per farci quattro risate tutti insieme e per ricordare le nostre origini. Sono ammessi solo dialetti della nostra provincia. In questo sito potete trovare la storia e le origini del dialetto marchigiano. Glioca pure tu, non fa lu sciapittu!

by Matteo Zallocco

Vino al Vino …secondo Rick

November 3, 2007, 10:01 am

-Rick, dopo il lavoro, adesso parlaci un po’ di te, cinque aggettivi per definire il tuo rapporto con il vino. Salutare (se preso nelle giuste misure! Aiuta la circolazione del sangue e abbassa il tasso di colesterolo), intrigante (il suo peso in un appuntamento galante potrebbe essere decisivo), conciliante (bere in compagnia con gli amici e brindare con un po’ di vino, risulta sempre appagante ed amichevole), professionale (chi meglio di me può dirlo?!? Conoscere sempre di più sul vino oltre ad accrescere la mià personale professionalità, mi appaga e soprattutto non mi stanca mai), rispettoso (perchè se non se ne abusa, ti può allietare la serata, io rispetto lui, lui rispetta me!!! In questo senso)!

-Primo appuntamento con una ragazza. Rosso, bianco o rosato? Dipende dalla ragazza! Mi spiego, se è una tipa sofisticata che bada alla chiccheria, quelle del tipo un po’ “snob” direi Bianco, o alla fine anche un Rosato del Salento! Perchè la inviterei in un ristorantino al mare a mangiare il pesce (questi vini sono l’ideale)!!! Se la tipa risultasse più alla mano (come piace a me) ROSSO! Perchè la cena alla quale la inviterei in un primo appuntamento, non sarebbe a base di pesce, bensì qualcosa di più alla mano, però caloroso alla stesso momento!!! E di vini rossi che fanno al caso mio, ce ne sono a bizzeffe!!!

Vino e cibo, quali abbinamenti preferisci? Io non ho particolari preferenze ma se si vuole scendere nel particolare: – Con gli aperitivi gradirei un vino bianco o un spumante o vino spumante prosecco. – Con i piatti a base di pesce, come dicevo poc’anzi, l’ideale sarebbe un bianco tipo: Corvo bianco, un Falerio, una Falanghina o un Muller Thurgau, ma anche altri! – Per i piatti a base di carne rossa si passa al rosso. Qui potremmo variare la scelta con un Merlot, un Refosco, anche un Chianti o un Sangiovese, come anche un Pinot Nero o una Valpolicella potrebbe fare al caso nostro! – Se, invece, dovessi scegliere un abbinamento con carni bianche o salumi, andrei con un Barbera, o un Bardolino, un Cirò, o anche un Lambrusco tra i rossi, ma anche sarebbe azzeccato l’avvicinamento con i bianchi Greco di Tufo e Verdicchio. – Con la selvaggina, invece, berrei solo vini rossi, come: Amarone, Brunello di Montalcino, Primitivo di Manduria o Sagrantino di Montefalco (vini più raffinati che hanno la qualità di esaltare i sapori). Un dessert, come anche un dopo pasto, sarei dell’idea di avvicinarli a dei vini bianchi dolci e liquorosi tipo: Vin Santo, Moscato, Tànit, Passito o Malvasia. Anche un Porto o uno Cherry (sono rossi) andrebbero bene! Spero di essere stato esauriente, semplice e completo!

Se il forum, Homoblog e Cronache Maceratesi fossero un vino, che vini sarebbero? Il Forum sarebbe come un Chianti o un Sangiovese perchè tutti ne possono usufruire e perchè è facile da ritrovarlo nelle tavole e nelle case di tutti gli italiani. L’Homoblog, sarebbe, avendo sempre trovate dolci e scherzose, un Moscato o anche un VIN SANTO, appunto vini dolci e liquorosi. Le Cronache Maceratesi, essendo appunto maceratesi e cercando di mettere in risalto le bellezze del posto, ricercando le chicche della nostra zona, non posso che paragonarle ad un FALERIO dei COLLI ASCOLANI o ad un VERDICCHIO dei JESI.

Qualche dritta sul vino, Rick, qualche suggerimento? Alcune chicche che non tutti sanno:
– una volta scelto un vino, per conservarlo al meglio, in una cantina o a casa, sarebbe ideale, metterlo per orizzontale! In questo maniera, si permetterà al tappo di restare a contatto con il liquido e mantenere la giusta elasticità, impedendo l’infiltrazione di aria o altri odori,
– ogni vino per degustarlo al meglio andrebbe servito ad una temperatura appropriata. Come fare per ottenere tali temperature? Per abbassare velocemente la temperatura occorre immergere la bottiglia in un secchiello pieno d’acqua, ghiaccio e sale. La temperatura di un vino va misurata con un termometro a lettura rapida all’interno della bottiglia, tenendo conto, che il vino una volta versato nel bicchiere aumenta la sua temperatura di uno o due gradi nel giro di pochi secondi.
– Il vino, sarebbe meglio servirlo così:
1) i vini vanno serviti sempre prima dei piatti che debbono accompagnare,
2) il bicchiere non va mai riempito oltre i due terzi della propria capacità,
3) i bicchieri non vanno lavati con detersivi, poichè i residui minimi possono rovinare la degustazione,
4) devono essere preferibilmente lisci, trasparenti, in vetro incolore e riposti in luoghi dove non ci sia la possibilità che vengano intaccati da altri odori,
5) i vini sono sempre serviti prima ai festeggiati ed alle donne,
6) i vini vanno presentati alla sinistra del commensale e serviti alla sua destra.

Grazie Rick!! Grazie a Mariana e a Paula per le immagini.

by giovi


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Giovi, Matteo Zallocco

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