I Frascarèlli de Arfrèdo

November 15, 2007, 1:01 am

Continua l’angolo della Giovi con uno sguardo alla tavola e al dialetto marchigiano e maceratese. Se facessimo un dizionario? A come acquacotta, B come bostrengo, C come callà e coteghì, d come da magnà, il pranzo, il cibo. E come l’articolo El, f come frascarèlli o frescarelli, una specialità particolare, una farinata rustica volutamente bozzolosa citata perfino nella raccolta di Dicerie Popolari Marchigiane tra Ottocento e Novecento di Claudio Principi.

I frascarèlli tradizionalmente venivano preparati in tre modi:

-Frascarèlli detti de farina o de li puritti ( dei poveretti), di solo farina di grano, sale e acqua.

-Frascarèlli de riso nei quali per favorire i grumi si metteva il riso per cui venivano chiamati anche riso curgo, riso coricato nel maceratese.

-Frascarèlli detti de li signori in cui si aggiungevano i cicitti, palline di pasta al’uovo.

Il condimento classico dei frascarèlli erano salsicce soffritte, passato di pomodori, pancetta di maiale, a volta con aggiunte di cipolla, sedano,carota. La consistenza era un po’ collosa per cui venivano chiamati li ‘ppiccicasandi cioè appiccicasanti a ricordare che una volta la colla si faceva con la farina. I frascarèlli erano un piatto sostanzioso, preparato con farina di grano,quando il pane comune, in tempi di miseria, era fatto con farina di farro, granturco o perfino di ghiande. Venivano serviti per puerpere e balie per favorire la lattazione abbondante.

E veniamo alla storia di Alfrèdo de la Gòrba di Montolmo, oggi Corridonia. Alfrèdo faceva il vetturale ed era un uomo corpulento e gioviale oltre ad essere una persona ghiottissima di frascarèlli. All’età di 75 anni si racconta che Arfrèdo si ammalo’ di un brutto male e fu ricoverato nella clinica Marchetti di Macerata. Dopo pochi giorni di ricovero Arfrèdo peggiorò e i medici si arresero. I parenti chiesero allora di portarlo a casa. Arrivato in camera la sera stessa Arfrèdo chiese alla moglie un moccò de frascarelli, un boccone de frascarelli La moglie convita che fosse l’ultimo desidero, li preparò e con sorpresa il marito li finì. Arfredò se pappò tuttu lu pietanzì, si sbafò tutto il piatto. Arfrèdo migliorò leggermente e la sera dopo ebbe forza di chiedere nuovamente altri frascarèlli. La moglie speranzosa stavolta li preparò con cura e li condì con pomodoro, come preferiva il marito, lo imbocco’ e Arfrèdo si riprese, si addomentò e dormi venti ore filate. E fu così che il moribondo se rimminì,si rinvenne grazie ai frascarelli e visse ancora parecchi anni.

Cume se fanne i frascarelli?: Se coce el riso ‘nte ‘na pentola bella capiente c’un abbondante acqua e un pugnetto de sale. Quannu el riso è quasi cotto, ce se ‘ggiunge la farina (poga per volta) mesculanno co’ ‘na cucchiara de legno, finu a quannu diventa ‘na polentina. Se fa bollì e a cottura ultimata i frescarelli se versane ‘nte la spianatora. Se condiscene c’un sugo che se prepara cuscì: se fa sfrige ‘nte ‘na padella l’oio, la cipolla, el gambuccio de prosciutto. Ce se ‘ggiunge i pomodori rosci freschi a pezzetti, la salciccia sbrigiolata e se fa bollì pe’ 6 o 7 minuti. Ce se sparniccia sopra el cagio grattato. Se condiscene pure co’ la salciccia in bianco o co’ un soffritto de tocchetti de pansetta e de lonza.

Bon appetito!

by giovi

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Giovi, Matteo Zallocco

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