Dante Ferretti, un compleanno da Oscar

February 26, 2008, 4:41 pm

Dante Ferretti non avrebbe potuto festeggiare in modo migliore il suo 65esimo compleanno. La notte degli Oscar lo ha infatti premiato con la seconda statuetta, assieme alla moglie Francesca Lo Schiavo, per la scenografia di “Sweeney Todd” di Tim Burton. Un premio, questa volta, del tutto inaspettato come ha ammesso lui stesso, e per questo probabilmente ancora più bello di quello vinto nel 2005 per la scenografia di “The Aviator”, di Martin Scorsese.
Un premio che inorgoglisce Macerata, la sua città.

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2005…

…2008
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E ora tutti aspettano la sua Carmen allo Sferisterio.

Di seguito, l’intervista rilasciata a Quotidiano.net.

Los Angeles, 25 febbraio 2008 –

Dante Ferretti ha vinto la statuetta per la miglior sceneggiatura nel film di Tim Burton ‘Sweeny Todd’. Scherza felice per la vittoria, insieme alla moglie Francesca Lo Schiavo. ”Dovremo far rinforzare la mensola del cammino: dovrà reggere quattro Oscar”
E’ giunta inaspettata questa vittoria. Non ci speravano. ”Ero sicuro al cento per cento che l’Oscar venisse dato a ‘Il Petroliere’ – afferma Ferretti – Sono rimasto veramente sorpreso quando ho sentito il mio nome. Non mi ero preparato neanche il discorso”.
Dal palco del Teatro Kodak Ferretti ha tenuto a ringraziare soprattutto il regista Tim Burton: ”E’ un regista fantastico”. Ha ringraziato anche il protagonista Johnny Depp. E la Academy.
”Spero di non avere dimenticato nessuno – afferma pochi minuti dopo avere vinto l’Oscar – non mi ricordo più che cosa ho detto”.
Ferretti è giunto a Los Angeles da Boston, dove sta lavorando al nuovo film di Martin Scorsese. Proprio con Scorsese aveva vinto il suo primo Oscar con ‘L’Aviatore’. ”Durante il discorso di ringraziamento temevo di cadere in una gaffe – spiega Ferretti – Temevo di confondere Scorsese con Burton e ringraziare il regista sbagliato”. Una possibilità comprensibile visto l’intenso legame di collaborazione tra Ferretti e Scorsese.
Ma anche con Burton ha lavorato molto bene. ”All’inizio le scenografie di ‘Sweeney Todd’ dovevano essere create via computer – spiega l’art director – poi abbiamo deciso di costruire scenografie reali.
Doveva essere una Londra tenebrosa. Abbiamo creato quasi tutto in bianco e nero, facendo una eccezione per il rosso: il colore del sangue, del giudice e della casa”.
”Lavorare con Tim Burton è stata una cosa veramente fantastica – aggiunge Ferretti – E’ un grande artista e già avere la possibilità di lavorare con lui è un premio. Mi ha aiutato ad aprire ancora di più la mia visione, ad approfondire la mia conoscenza del tema da sviluppare. Una grande esperienza”.

Ma resta la incredulità, in Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, per un successo agli Oscar tante volte sfiorato e così spesso non raggiunto. ”Abbiamo accumulato sedici candidature in famiglia – afferma Ferretti – e adesso sono venuti anche quattro Oscar”. Troppe volte in passato avevano visto premiare colleghi con un lavoro inferiore per l’effetto domino di un film che vince in tutte le categorie anche dove non meriterebbe.

”Questi Oscar adesso non ce li può portare via nessuno – afferma Francesca – ma non avrei mai pensato che questo potesse essere l’anno buono”.
”Questa seconda vittoria è forse ancora più bella della prima – afferma Ferretti – ma non faccio ingiustizie. Per me questi Oscar sono due gemelli. Dopo il successo con ‘L’Aviatore’ è una conferma dell’apprezzamento per il nostro lavoro. Una cosa che mi fa molto piacere”.
”Dedico questo Oscar a tutte le persone che fanno il mio mestiere”, prosegue Ferretti che si è fatto prestare dalla moglie anche il secondo Oscar e dopo averli ammirati in silenzio comincia scherzosamente ad alzare le braccia, usandoli come pesi in palestra, ancora quasi incredulo che i due ‘gemelli’ non siano finiti nelle mani rapaci de ‘Il Petroliere’.

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Per saperne di più:

Ferretti inizia la sua carriera cinematografica come assistente nel film “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, con il quale continua a lavorare, questa volta in qualità di scenografo, in opere importanti come “Medea” (1969), “Decameron” (1971), “I racconti di Canterbury” (1972), “Il fiore delle mille e una notte” (1974) e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975).
Si trova quindi a collaborare con numerosi altri registi italiani, tra i quali Elio Petri, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Luigi Comencini, senza dimenticare Federico Fellini, la cui arte era totamente opposta a quella realista di Pasolini. Con Fellini Ferretti lavora per “Prova d’orchestra” (1979), “La città delle donne” (1980), “E la nave va” (1983), “Ginger e Fred” (1986) e “La voce della luna” (1990).
Circa verso la metà degli anni ’80, Ferretti comincia ad essere chiamato a lavorare al di fuori del panorama cinematografico italiano. La sua prima prova internazionale arriva nel 1986, quando collabora con il regista Jean-Jacques Annaud per la versione cinematografica de “Il nome della rosa”, tratto dal romanzo omonimo di Umberto Eco. Nel 1989 e nel 1990 ottiene due nomination all’Oscar, insieme alla moglie, Francesca Lo Schiavo, sua abituale collaboratrice, per il suo lavoro ne “Le avventure del Barone di Munchausen” dell’ex-Monty Python Terry Gilliam e dell'”Amleto” di Franco Zeffirelli.
Debutto a Hollywood con Martin Scorsese, conosciuto anni prima a Cinecittà, sul set del film di Fellini (di cui Scorsese era un grande ammiratore) di “La città delle donne”, per il quale diventerà un collaboratore indispensabile, per il film “L’età dell’innocenza”, che gli vale la terza nomination dell’Academy. La quarta arriva nel 1994 per “Intervista col vampiro” di Neil Jordan.
La collaborazione con Scorsese intanto continua con altri film, quali “Casino”, “Kundun” (scenografie e costumi che gli valgono la quinta candidatura), “Gangs of New York” (per il quale ha ricostruito la New York di fine ‘800 nei teatri di posa di Cinecittà) e “The Aviator” che frutta a lui e alla moglie Francesca Lo Schiavo l’ambita statuetta.

by Matteo Zallocco

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