Sicurezza nei cantieri, un problema culturale

April 11, 2008, 6:53 pm

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Incidenti e morti, una lunga scia che non si ferma. Gli infortuni sul lavoro, soprattutto nei cantieri, sono purtroppo una costante anche nella nostra provincia.

Ecco gli ultimi casi.

3 aprile 2008 – A Matelica, in una cappella in costruzione del cimitero comunale, un muratore di 30 anni è caduto da un’impalcatura da un’altezza di circa tre metri, battendo violentemente la testa ed è stato ricoverato in rianimazione a Torrette.
19 febbraio 2008 – A Treia un giovane maceratese è rimasto ferito mentre lavorava con il frullino, nel cantiere di un’impresa edile.
8 febbraio 2008 – A Santa Maria in Selva, mentre tagliava i rami di alcuni alberi, un operaio maceratese è rimasto folgorato toccando i cavi della corrente; è stato ricoverato in condizioni gravissime.
18 dicembre 2007 – A Corridonia, un operaio è precipitato dal tetto di un capannone: la corda che lo reggeva si è spezzata, e per le gravi lesioni il giovane è stato portato a Torrette.
1 ottobre 2007 – A Tolentino, un macedone, al lavoro su un’impalcatura è precipitato da circa 5 metri di altezza.
maggio 2007 – A Mogliano un operaio di 45 anni, originario di Ripe San Ginesio e dipendente di una azienda di acque minerali, stava lavorando ad un tombino lungo una strada del centro quando l’auto che aveva parcheggiato proprio li vicino si è messa in movimento, quasi sicuramente per un guasto ai freni, ed ha travolto l’operaio schiacciandolo contro il muro.
2 maggio 2007 – Un altro operaio ha tragicamente perso la vita in un cantiere edile a San Sebastiano di Sarnano. La vittima Gianfranco Tidei di 42 anni e padre di un bambino di 3 anni, stava lavorando incima ad un’impalcatura e per cercare di liberare il gancio del braccio mobile, si è accidentalmente esposto oltre la ringhiera del balcone ed ha perso l’equilibrio, precipitando per quasi 14 metri.

Girando per Macerata basta dare un’occhiata ai cantieri per accorgersi che non vengono rispettate le norme di sicurezza: da via Trento alle Vergini, passando per la centralissima piazza San Giovanni, dove pochi giorni fa gli operai che smontavano l’impalcatura sull’edificio della Biblioteca non portavano i caschi e salivano senza imbracatura sui ponteggi. Questo avviene un po’ ovunque. Troppo spesso.

Ho chiesto un parere a Fabrizio Pisani, ingegnere specializzato in sicurezza sul lavoro.
Ecco cosa ha scritto.

Il problema sicurezza non è nato oggi. Le prime normative in merito risalgono agli anni 50 (DPR 547/55 e DPR 303/56) e sono tutt’ora vigenti. Relativamente più “recente” è il D.Lgs. 626/94 che ha recepito una serie di direttive europee volte ad uniformare il problema sicurezza in tutti gli stati membri della comunità Europea. Il Dlgs 626/94 ha costituito una svolta in quanto individua i soggetti in gioco ed attribuisce specifici obblighi e responsabilità: in primis c’è la figura del Datore di Lavoro ma ci sono anche, questa la vera novità, agli stessi lavoratori ai quali vengono assegnati chiari doveri, uno dei quali, arrivando al problema dei caschetti, è proprio quello di indossare i Dispositivi di sicurezza individuali (DPI) forniti dal Datore di lavoro.
Far applicare quanto richiesto dalla normativa è, normalmente, tanto più difficile quanto più ci si confronta con persone che hanno ormai consolidato le loro modalità di lavoro e quanto più il loro livello culturale sia basso. Spesso si riscontrano atteggiamenti di sottovalutazione di queste problematiche, quasi come se tutti i problemi si risolvessero redigendo un documento dei rischi da mettere nel cassetto. Ovviamente la cosa è più complessa. Non è neanche facile trovare una soluzione ad hoc per tutti. Ogni azienda è un mondo a se ed in ciascuna bisognerebbe trovare i modi e le persone cardine per poter attuare in pieno quanto previsto dalla normativa.
Il vero ostacolo è culturale. Migliorando questo aspetto è facile prevedere felici ripercussioni in termini di salute e sicurezza del lavoro. Forse, un modo in più per farlo, potrebbe essere quello di inculcare il corretto atteggiamento nei confronti di questi argomenti già dai banchi di scuola e non solo da quelli degli istituti tecnici o professionali, ma già dalle elementari, come, del resto, viene fatto per altri importanti temi sociali (sicurezza stradale, ecc.). Chissà, mi piace pensare che sentirsi dire dal proprio figlio di mettersi la cintura di sicurezza salendo sull’impalcatura perché vuole giocare con noi quella sera, possa ammorbidire anche l’atteggiamento più chiuso. Ma non ci giurerei.

L’elenco delle morti bianche nel 2007 in Italia.

by Matteo Zallocco

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