Manuela Cerolini, la passione per la calcografia

April 28, 2009, 12:01 am

Dall’album “Pastelli”

Ho avuto occasione di visitare la fiera “Carta Canta” di Civitanova Marche sin dalle prime edizioni e devo dire con piacere che è un’interessante expo in crescita. Un evento ricco di contenuti e necessario non solo per la nostra Regione. Come in altre edizioni era presente l’artista civitanovese Manuela Cerolini. La calcografia è una tecnica di stampa che utilizza lastre metalliche (in genere zinco, rame) incise con uno strumento d’acciaio molto appuntito e poi inchiostrate. Una volta ripulita la lastra, l’inchiostro rimane solo negli incavi praticati, in ultimo pressando la carta contro la lastra con il torchio, esce la calcografia. Il primo a utilizzare questo procedimento fu nel 1450 l’orafo Maso Finaguerra di Firenze. Ciò mi ha molto incuriosito e di conseguenza mi son fatto raccontare qualcosa sul suo percorso artistico e perché no anche qualche notizia biografica.

Manuela terminò gli studi artistici all’Accademia di Macerata nel 1990. Tra i suoi docenti vi sono stati Magdalo Mussio, conosciuto per la “poesia visiva” (corrente artistica per l’incisione consistente nel tradurre in campo pittorico il linguaggio scritto) e Luigi Carboni per la pittura. Lo zio Odoardo Petritoli, calzolaio, grande appassionato d’arte e di artigianato, alla laurea le regalò un costoso torchio calcografico. Questo fu lo spunto che fece sviluppare in Manuela la passione per la calcografia, consentendole di lavorare autonomamente.
A Jesi, per quattro anni, con lo studio Pappagallo ha eseguito importanti lavori di restauro pittorico di dipinti e affreschi presso la locale pinacoteca. Lavori che le hanno dato molto a livello di cromaticità e ricerca del colore. Ha restaurato anche la cripta della chiesa di Santa Maria a Pie’ di Chienti (sec. XI) a Montecosaro. Queste esperienze l’hanno formata e le sono utili anche nella calcografia. Manuela partecipò a dei concorsi ed entrò nel mondo della scuola: dopo dieci anni di materna passò di ruolo alla secondaria di I grado come insegnante di educazione artistica. Da quattro anni ha ripreso l’attività che ama di più: la calcografia. E’ una tecnica poco conosciuta e apprezzata; Manuela evidenzia: “Mentre ci si può improvvisare pittore, per diventare calcografo bisogna seguire dei corsi”. Si pensa anche che il prodotto finale sia di minor valore, forse per le copie che se ne possono estrarre. Tutti i grandi pittori sono stati anche esperti incisori. Manuela spiega, con la tipica pazienza dell’insegnante, che ama la lastra e il suo processo di formazione, definendolo uno sviluppo casuale, misterioso, alchemico. Nella calcografia si mette in mostra la stampa-prodotto finale non la lastra-matrice. Manuela ritiene, invece, che il successivo processo della stampa sia secondario. La nostra artista ama la lastra e mette in mostra la sua matricità, la fa lucidare e verniciare; sperimenta delle geometrie espressioniste emozionali. Dopo la scuola Manuela passa le giornate con le lastre, tra la vasca con l’acido e gli impegni di casa. A volte i ritardi sui tempi della morsura creano effetti insoliti e gradevoli; come sempre in campo artistico, la casualità ci regala effetti imprevedibili, piacevoli. Da una stampa Manuela crea dei pezzi unici, originali: scolla, strappa, colora e incolla su tela. Sperimenta nuove creatività, ciò dimostra che ogni regola, in modo particolare nell’arte, ammette le sue eccezioni. Con la serie “Galloria” (40 x 50 – 50 x 60) voleva fare una “chiassata” di colori. In questa collezione, eseguita con la tecnica del pastello a olio e acrilico su carta con l’uso del graffito in alcune parti dell’opera, sono evidenti e ammirevoli quelli lei definisce i “vortici emozionali”, cioè dei segni liberi. Soggiungo che sono segni fuggiti dal suo io artistico, più sicuri di una firma digitale. È molto legata alle sue prime incisioni quelle dell’Accademia, le più spontanee e genuine. Le opere che ama di più e dalle quali ha ricevuto le migliori gratificazioni e consensi sono quelle calcografiche. A esse ha rimesso mano dopo un anno di esercizi pittorici per riprendere il tratto libero originario. Dal 1989, ha partecipato a varie mostre nelle Marche ed anche a Cracovia in Polonia. Nel 2008 ha ricevuto un premio con menzione speciale al concorso “I colori dell’ICA” di Civitanova Marche con una serie di acqueforti-acquetinte. Manuela ha anche progettato l’aiuola lunga 28 metri e larga 5, alla 36° edizione di “Cervia città giardino” del 24 maggio 2008 sul tema dei 500 anni della nascita di Annibal Caro. Il giardino è poi stato messo a dimora dal personale del Comune di Civitanova Marche. L’aiuola riproduceva il tipico paesaggio maceratese dai Sibillini al mare con il fiume Chienti e una frase del traduttore dell’Eneide. Tra i suoi progetti c’è quello di aprire un laboratorio calcografico con il Comune di Civitanova e la locale pinacoteca.
Eno Santecchia

Fonte immagine

by giovi

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