La Moretta e il Calzolaro

March 30, 2006, 8:50 pm

Se fosse già diffusa la tecnologia che permette di inviare odori e profumi via computer, questo post profumerebbe di dolce, di caffè espresso, di anice verde (Pimpinella anisum), ingredienti che troviamo in diverse combinazioni in alcuni liquori che sono prodotti nelle Marche. Se cominciamo dal nord della regione incontriamo la “Moretta” a Fano. La moretta fanese nasce da una storia curiosa: si dice che in origine fosse una formula empirica inventata in un locale di Fano. La “Moretta” viene ricordata come la raccolta degli avanzi delle bevande alcoliche di casa che trasferiti in un’unica bottiglia venivano portati in mare per realizzare l’aromatico cordiale che ravvivava il caffé caldo. Era quindi usata dai pescatori per riscaldarsi nelle battute di pesca e veniva servita nei locali dell’area portuale. Con il passare del tempo abbandonando la povertà che attanagliava i pescatori di un tempo la bevanda ha assunto un suo equilibrio con proporzionate dosi. Si prepara ancora oggi ed è composta da una miscela di rhum, anice e brandy con aggiunta di una tazza di caffè espresso caldissimo E veniamo ai locali di Macerata dove va di moda bere il carzolà (calzolaro). Argomento dibattuto è la sua composizione. Il Caffè sport di certo, mescolato con Sambuca dicono alcuni, con il Varnelli, dicono altri. Quindi risulta fondamentale la presenza di liquori preparati con anice.Non tutti sanno che nacque proprio nelle Marche, in Ancona, uno dei marchi piu’ conosciuti di caffè sport, il Borghetti, composto da caffè, zucchero,alcool e aromi naturali. Il liquore prese il nome dell’imprenditore che lo creò nel 1860 in occasione della inaugurazione della linea ferroviaria Ancona-Pescara. Nella foto vediamo una cartolina storica con una insegna dell’azienda Caffè sport Borghetti in occasione della festa dei fjori di Ancona del 1905.


Festa dei fiori,Ancona,1905

E torniamo ai liquori a base di anice che servono per il carzolà. La sambuca è un liquore ottenuto mediante distillazione a vapore di un particolare infuso composto da acqua ed alcool, con semi di anice stellato e pregiate erbe aromatiche. E c’è anche una azienda maceratese che ha fondato parte della sua produzione sulle proprietà peculiari dell’anice, è la Varnelli che ha sede a Muccia. L’azienda fu fondata nel 1868 dall’erborista Giacomo Varnelli. Inizialmente il prodotto principale era l’«amaro Sibilla», ottenuto da erbe e radici dei Monti Sibillini con aggiunta di miele. In seguito l’azienda ha diversificato la sua produzione di liquori tra cui vi è il mistrà ottenuto per infusione di anice verde (Pimpinella anisum) su base alcolica con aggiunta in alcuni casi di anice stellato. Il mistrà (dal nome Misithra o Misistra, città bizantina dalla quale i veneziani importavano il liquore d’anice), si preparava in passato anche nelle campagne maceratesi ed era prodotto in proprio per distillazione alcolica e aromatizzazione, oltre che con l’anice verde, largamente presente nelle zone montane, con finocchio selvatico o con frutta.


Manifesto storico del Mistrà Varnelli

Di recente la Varnelli ha immesso sul mercato un liquore che –come afferma la pubblicità sul sito aziendale, consente di gustare nelle dosi corrette la tipica bevanda marchigiana denominata “il calzolaro“. Gli ingredienti del “calzolaro” così prodotto sono: alcol, caffè espresso, zucchero, distillato di anice, aromi naturali e caramello. Quest’ultimo è un colorante ampiamente usato nell’industria alimentare e delle bevande e viene aggiunto probabilmente nel liquore per contribuire al colore complessivo.

E la panoramica sui liquori marchigiani a base di anice non può tralasciare la celebre anisetta di Silvio Meletti, titolare dello storico caffè in piazza del Popolo ad Ascoli Piceno. L’anisetta fu ideata e prodotta per la prima volta nel 1870 da Silvio Meletti che perfezionò e migliorò un liquore a base di anice prodotto artigianalmente nella piccola bottega della propria madre. Sua l’ideazione di un alambicco a bagno maria a lentissima evaporazione finalizzato ad ottenere un alcoolato il più aromatico possibile sfruttando anche le qualità dell’anice accuratamente coltivato in determinati terreni argillosi situati intorno ad Ascoli Piceno.

Riassumendo: Come preparare il carzolà? caffè sport e Sambuca, o caffè sport e Varnelli. Per par condicio.. io aggiungerei la variante caffè sport e anisetta. Che ne dite?

Fonti immagini: Anconanostra e Nel cuore delle Marche: visciole, anici e porcini, Slow Food Editore,1993

by giovi

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